- Lo so che ti sembra strano. Non ho mai avuto manie di protagonismo e finora ho sempre preferito restare nell’ombra perché, ti dirò, la troppa luce non sono davvero in grado di gestirla, io. Mi confonde, mi mette a disagio, non la sento mia… un po’ come la felicità. Eppure è successo che proprio la mia di ombra, ad un certo punto, abbia desiderato la luce… il riflettore dell’attenzione, il rumore delle parole dette e non solo pensate, forse addirittura il giudizio degli altri! Anche il tuo, sì…
- …
- È difficile da capire, e non pretendo tu lo faccia, che io abbia deciso di uscire allo scoperto indossando il peggiore dei miei vestiti. Quello che mi rende più brutta, più cattiva, più insopportabile… Forse perché da sola non riesco a buttarlo via e ho bisogno di mostrarlo a tutti finché qualcuno non me lo dice apertamente, che quel vestito proprio non mi sta. Che è meglio se non lo indosso più, che non mi rende giustizia. Tu no, però, non me lo dire. O se lo fai, fallo con dolcezza almeno, altrimenti non credo che lo sopporterei…
- …
- La mia di dolcezza è diventata un po’ amara, ultimamente. Punge come il succo di limone spremuto giù per la gola… E non fa neppure passare questa maledetta sete che ho, di non so cosa, di non so chi… Vorrei essere sempre una nuvola soffice e ariosa, che accoglie ed è confortevole, che si lascia attraversare indifferentemente dalla pioggia e dal sole… Invece sono diventata un buco nero. Fagocito e annullo tutto ciò che non mi riguarda. Sono egocentrata, sono ombra sotto la luce, sono la versione peggiore di me. Sono quella polvere sotto il tappeto che si è trasformata in un mostro che rotola e travolge tutto e fa prudere gli occhi. Chissà se anche tu sei diventato allergico a me…
- …
- Mi chiedo, di preciso, com’è che funziona. Com’è che, vestita di un’orribile ombra dentro e fuori, continuo a tenere stretta nella mano una piccola scintilla di luce. Com’è che, fra tanti, la voglio dare proprio a te e sembrarti bellissima. Magari anche da mostro. Anche da me.