GOCCE DI PIOGGIA

 

Mi incanto a guardare gli aloni biancastri che imbrattano il vetro della finestra. Mi ricorda quasi un foglio trasparente accartocciato o una di quelle piastrelle del bagno dove le venature di colore sembrano sempre formare qualche bizzarro disegno.
Vorrei passarci un dito sopra e disfare tutto ciò che lì resta del temporale di stamattina, invece continuo a starmene ferma e pensare. Che strana estate. Estate? Le settimane son passate come se il loro unico intento fosse riempire il calendario fino al tre settembre. Tutta preparazione, mentale e logistica, uno studio più o meno consapevole di ciò che voglio tenere con me e ciò che voglio lasciare… Un calcolo delle priorità. Che brutta parola “calcolo”… Come se alla pioggia che cade fregasse qualcosa di venire poi asciugata dal sole. O di dare acqua alle piante assetate.

Cambio posizione e allontano lo sguardo verso un orizzonte che sa più di start che di traguardo. Sento la frangia che dopo mesi è tornata a solleticarmi la fronte e cerco di abbandonare per un attimo i pensieri, sperando che uscendo non ci restino aggrovigliati. Eppure… A volte serve anche lasciare sedimentare. Trattenere un’emozione. Sopportare i sacrifici. Ingoiare un’offesa.
Perché ci sono cose troppo più grandi e importanti da proteggere, delle “priorità” che non abbiamo calcolato ma che ci viene naturale assecondare… Io mi fido di loro, comunque vada. A costo di sembrare stupida e poco orgogliosa, io so. Gli altri no.
Gli altri hanno le loro priorità che a mia volta non riesco a capire, anche quando vorrei… Cadono dal cielo in un modo sconosciuto e posso solo decidere con quanta intensità farmi colpire. Ripararmi mai, non avrebbe senso…

Strofino un dito sul vetro, portandomi via resti di cielo con cui poter lasciare la mia impronta altrove. E dire che per tanti sarebbe solo un dito sporco…

 

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