INSTAGRAM

 

Se, appena un anno fa, avessi visto qualcuno reagire ad un account bloccato di Instagram nello stesso modo in cui ho reagito io ieri… Probabilmente avrei alzato gli occhi al cielo o scosso la testa o sospirato, pensando una sfilza di luoghi comuni sulla sciocca dipendenza dai social delle persone (dove “le persone” sono “gli altri”, sempre loro, mai noi).

Ecco, ho ricevuto l’ennesima prova di quanto sia altrettanto sciocco mettersi a giudicare qualcosa che non si è mai vissuto sulla propria pelle.
Quando ieri pomeriggio non sono più riuscita ad accedere al mio account silvia_filidivita, mi sono messa a piangere.

Ho pianto perché era una giornata stressante di un periodo emotivamente stressante, ho pianto perché ho subìto un’ingiustizia senza motivo né preavviso, ho pianto perché mi sono sentita del tutto impotente. E cosa fai quando non sai che fare? Niente, piangi. Coi lacrimoni, a tirar su col naso, cercando una magica soluzione su Google che però non arriva…
Ho pianto perché ho perso un anno di social. Testi e storie di momenti frivoli e importanti della mia vita… Ora li posso vedere solo come i contenuti di un profilo sempre attivo ma che non mi appartiene più. Non ci posso più entrare.
Ho pianto perché ho perso delle chat per me un po’ speciali… che probabilmente non avrei mai riletto lo stesso, però mi piaceva sapere che erano lì con me, in qualche modo, a portata di mano…

È la vita, lo so. Anzi, c’è molto di peggio. Tante cose che un piccolo essere umano subisce senza poterle controllare. Eppure ho pianto, sì, e lo dico senza vergogna. Beh forse giusto un po’… Ma in fondo ad essere sciocchi non c’è nulla di male, credo. E nemmeno ad affezionarsi a qualcosa che potremmo perdere da un momento all’altro.
Certo che poi quando succede… ci si sente sciocchi due volte. Anche un po’ incavolati.

EDIT: ci tenevo a precisare che il fazzoletto nella foto è pulito eh.

 

Loading spinner

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *