LE PATATE BOLLITE

 

Passeggio nervosamente con lo sguardo che si posa distratto qua e là, cercando qualcosa che di certo non sta né sotto il letto né sopra il comò.
Sapete quanto tempo ci vuole per percorrere, a passo svelto, 30 mq di casa? Beh io no, ero intenta a fare altro e non l’ho misurato, ma di certo molto poco. Al punto che dopo un tot di minuti sembra che invece di camminare hai girato su te stessa…

«Devi farti il culo, devi farti il culo!!» mi sono svegliata così dal mio sonnellino pomeridiano, giuro. E vi risparmio l’immagine che accompagnava queste parole… Nel sogno le gridavo contro qualcuno che, inutile dirlo, in realtà ero sempre io.

Ok lo so, ultimamente sono un po’ come quella pentola di patate che sta bollendo in cucina. Oh, non sono mai riuscita a cuocerle senza combinare un macello sui fornelli! Che sia per l’acqua troppo alta, la fiamma troppo forte, il coperchio troppo instabile… Fatto sta che sbollono ogni santa volta che le preparo riversandomi acqua densa di amido ovunque. Ecco, la mia testa funziona più o meno allo stesso modo: sbrodola pensieri che lasciano moleste incrostazioni…

Mi fermo davanti alla pentola che gorgoglia e immagino la mia testa fare altrettanto, poi ridacchio da sola. Momenti di leggera follia che, secondo me, sono anche i miei momenti migliori… O peggiori non lo so, punti di vista. D’estate, comunque, ho la scusa del caldo!
Spengo la fiamma, sollevo il coperchio, smuovo le patate e le scolo… Qualcuna si è incollata sul fondo macchiandosi di bruciato.
Mi scappa un «’sti cazzi», poi via a condire con già la forchetta in mano che c’ho fame e quindi ‘sti cazzi. Sì, ‘sti cazzi di nuovo. E così sono tre.

 

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