Dieci minuti esatti alle nove del mattino. Provo ad aprire gli occhi, con le ciglia ancora incastrate dal sonno, ma la luce che entra dalle persiane è troppo forte. Afferro il cuscino accanto al mio e me lo premo sulla faccia, mentre cerco di vincere la confusione e ricordare chi sono, dove mi trovo, che anno è… Poi, quando inizia a mancarmi il respiro, faccio per lanciare via il cuscino ma d’un tratto mi blocco. C’è un cuore lì sopra, lo so anche se non lo vedo, e mi sembra quasi di sentirlo battere… Sorrido tra me e me, al pensiero di restare in apnea perché non son capace di “maltrattare” un cuore disegnato su una federa.
Allontano con decisione il cuscino che finisce inevitabilmente a terra, dal lato opposto del letto. Mi sollevo, come se pesassi 30 chili di più, mi aggroviglio tra le lenzuola per raccoglierlo… E nel frattempo intravedo la mia immagine riflessa nello specchio sopra la cassettiera, davanti al letto. Ah ecco chi sono. E mi torna in mente – come fosse un ricordo a caso pescato nella memoria e subito rimosso – quella volta che, mentre si faceva l’amore o qualcosa di vagamente simile, il tipo se ne stava con lo sguardo fisso allo specchio… Sorrido di nuovo, ora, e mi chiedo dov’è che stavo io in quel momento.
Poso il cuscino al sicuro, sul letto, col piumone tutto di lato perché sento caldo…
«Alexa, metti Radio105.»
Mentre ascolto il programma realizzo che è Pasqua, che in casa non c’è né una colomba, né un uovo di cioccolato, né qualcuno con cui festeggiarla. Tutti lontani e più o meno soli…
Mi attraversa un brivido di freddo, di quelli che ti partono da dentro e poi ti rendono la pelle così sensibile che non riesci a sopportare nemmeno un capello poggiato sul viso. Rimetto addosso il piumone, sbuffando come un treno, perché l’apatia del risveglio è diventata fastidio…
Per fortuna ci sono la musica e le voci alla radio che tornano a rilassarmi. Rido a qualche battuta, ondeggio la testa sul cuscino al ritmo delle canzoni… Mi sento bene, va tutto bene. In fondo, è solo una domenica come le altre.