«Certo, sono impazzita. Molto, a dirla tutta. Tra tutte queste pazze stronze, penso di essere la più pazza.»
Vorrei avere una foresta di bambù dove poter urlare. Vorrei trasformare un agnellino in un cavallo selvaggio… e infine aprire le porte dell’Inferno!
Ok, non sono una Regina dell’epoca Joseon che tutti complottano per uccidere… ma direi che al giorno d’oggi ad una donna possa bastare anche meno per diventare una pazza stronza.
Mangio i miei finocchi gratinati al forno che quasi si sciolgono in bocca e che continuo comunque a masticare forte, il più rumorosamente possibile…
Perché, nella vita vera, non parte un motivetto figo e orecchiabile per assecondare i nostri loschi pensieri? Quanto mi piacerebbe… rendere tutto così grottesco e reale.
E invece sospiro, emetto un “Ah!” e poi un altro sospiro, mentre nella mia testa giro un reality show così trash che perfino la TV impallidirebbe…
Tra un “Ah!” di sfida e uno di ustione della lingua – punizione divina?, ripulisco per bene la teglia, come un soldato che raccoglie tutte le sue energie prima di scendere sul campo di battaglia. Solo che al posto di indossare un’armatura e gridare qualcosa tipo “Caaaricaaa!”… mi infilo sotto la copertina. Rimugino sulle parole, sui loro significati, costruisco dialoghi… e in tutto questo sogghigno, come la pazza stronza che voglio essere, lanciando sguardi torvi ad un nemico immaginario.
Poi, sarà il calore della stufetta, inizio a sciogliermi… e sospiro, ma non è lo stesso sospiro di prima.
Penso che poco importa chi e come vorrei essere, ognuno è come è e basta.
E se la verità che nessuno vuole può soltanto venire ignorata… impariamo a lasciare andare, e quella verità potrà mostrarsi in tutto il suo vigore per venire, pian piano, accettata.
Mi rigiro sul divano e, mentre sono sul punto di addormentarmi, mi dico che per oggi va bene così. Che oggi ho fatto abbastanza la pazza e sull’essere stronza c’è ancora troppo da lavorare. Ma alla fine chi se ne frega, tanto la MIA verità cambia ogni giorno. Ed è l’unica che non posso, pur volendo, ignorare.