FILIDIVITA #22
Apro il freezer e tiro fuori una confezione di Burger Vegetali Green Cuisine della Findus.
Gli voglio bene, al veggie burger. Anzi, a dirla tutta, empatizzo con lui… Forse perché un po’ mi ricorda me. Beh, ok, io son fatta di carne… ma, a parte questo, di cose in comune ne abbiamo tante, io e il veggie burger!
La mia preferita in assoluto è NON È QUELLO CHE SEMBRA. Al primo sguardo, diamo spesso l’idea di essere qualcosa di diverso. “L’apparenza inganna”, si dice! Ma perché lo fa? Perché qualcuno ci ha imposto una somiglianza – un po’ per comodità, un po’ per convenienza – con qualcosa che già esiste e che in genere piace molto. Per predisporre bene, insomma.
Il che, tuttavia, non è sempre un vantaggio… perché a quel punto il confronto è inevitabile e l’hamburger diventa, per il povero veggie burger, come quel fratello maggiore geniale e senza difetti che regala solo grandi soddisfazioni a tutto il parentato. Quello che, per quanto il fratello minore possa essere bravo e accondiscendente, resterà sempre e comunque un passo avanti a lui. Con un’ombra così gigantesca da oscurare anche il germoglio più bello.
E allora c’ha l’ansia da prestazione, il veggie burger. Si sente come la più sfegatata delle fan che vuole incontrare il suo beniamino e intanto pensa a quante donne affascinanti e supersexy si sia portato a letto.
Lo guardo sfrigolare in padella e penso che a volte mi sento anch’io così. Col fuoco sotto al sedere. In attesa che qualcuno mi assaggi e dica “Ah però, hai capito il veggie burger com’è buono!”
O anche che faccia schifo, per carità. Ma i pareri andrebbero sempre espressi dopo aver provato, almeno una volta.
A me piaci veggie burger. E mi piaccio pure io. Col purè ancora meglio! Il veggie burger, intendo.