IL SUONO DELLA MIA VOCE – Capitolo 8

Non avevo mai pensato che fare l’amore potesse essere così bello… Io e Andrea ci vedevamo praticamente tutti i giorni e ogni volta, appena eravamo vicini, scattava qualcosa che ci faceva incollare l’uno all’altra.

  • A questo punto forse dovrei dirtelo, il motivo per cui mi sono trasferito qui.

Con la testa poggiata sul suo petto, riuscivo a sentirgli il cuore battere ancora all’impazzata.

  • Dopo il concerto ho conservato il tuo biglietto insieme agli altri, senza dargli troppa importanza, ma quando il dottore mi ha detto che dovevo operarmi… non so cosa mi sia preso. Non riuscivo nemmeno a sentirmi triste, era come se mi fossi chiuso a qualsiasi tipo di emozione. E la cosa più strana è che proprio allora mi è tornata in mente quella ragazza col casco e i tre nei a forma di triangolo che alcuni anni prima mi aveva regalato un enorme mazzo di fiori… Ho mandato Massimo al negozio, la proprietaria si ricordava ancora di te, poi da lì con qualche ricerca sono arrivato a questo residence. Il tuo gesto deve avermi colpito così tanto che in un momento assurdo della mia vita ho desiderato rivederti… Certo ci sono rimasto un po’ male a sapere che dovevi solo fare una consegna, pensavo fossi una mia fan!

Io ero in assoluto la sua più grande fan, altro che! Mi odiavo per non aver ancora condiviso con lui il mio segreto, ma non volevo dargli altre preoccupazioni e forse, sotto sotto, temevo un po’ sul giudizio. Mi avrebbe guardata con occhi diversi se avesse saputo la verità? Gli sarei sembrata troppo strana o, peggio ancora, un’approfittatrice?…

  • Non dici niente dopo una confessione così romantica?
  • Sono rimasta senza parole, infatti… ti va di fare una cosa con me?
  • Stavo giusto pensando ad una doccia insieme…
  • Ma no, dai, sono seria.

Mi alzai dal letto e sentii subito il suo sguardo addosso. Avevo sempre avuto paura di ricevere attenzioni e, da quando erano iniziati i rumori in testa, ogni scusa era buona per diventare invisibile ed evitare che le persone mi rivolgessero la parola. Eppure con lui era diverso… a volte era un po’ imbarazzante, ma mi piaceva il modo in cui riusciva a farmi sentire. Una bella donna desiderata.

Lo presi per mano e sorrisi, indicando il bagno con un cenno del capo.

  • Sicura di volerlo fare?

Andrea mi guardava perplesso, mentre tenevo sollevata la gabbietta di Jem e cercavo di nascondere gli occhi umidi.

  • È giusto che torni in libertà, anche se so già che sentirò la sua mancanza…

Aprii la porticina e, dopo qualche momento di esitazione, vidi la pappagallina uscire e spiccare il volo fino a perdersi tra le fronde degli alberi. Era stato davvero molto rapido, ma di certo non indolore… Jem aveva segnato una fase importante della mia vita, le volevo bene, e una parte di me sperava che non lasciasse la gabbietta. In fondo però lo sapevo che sarebbe andata così, che lei avrebbe dovuto scegliere da sola cosa fare della propria vita. E, dopo il suo buon esempio, ora toccava a me; dovevo concedermi anch’io la libertà di seguire la mia natura e trovare finalmente la mia strada.

Nonostante mi fossi ripromessa di mostrarmi forte in un momento del genere, appena Andrea mi strinse fra le braccia sentii un po’ di tristezza prendere il sopravvento e lasciai andare una piccola lacrima che si posò leggera sul suo cappotto.

***

Avevo appena finito di apparecchiare la tavola per la colazione ed ero tutta intenta a sistemare gli ultimi ritocchi, quando sentii il campanello suonare con insistenza. Sembrava che Andrea fosse in anticipo e mi venne da sorridere, pensando che – nonostante ci vedessimo tutti giorni – il dover aspettare anche pochi minuti ci rendesse ogni volta così ansiosi.

Andai verso la porta e la aprii sfoggiando un bellissimo sorriso, ma la mia espressione cambiò immediatamente quando mi accorsi che chi avevo di fronte non era certo chi mi aspettavo di vedere.

  • Beh? È con quella faccia che accogli tua madre? O pensavi fossi qualcun altro?

Le era bastata una rapida sbirciatina in casa per capire che sì, in effetti avevo altri programmi per la mattinata.

  • Ormai sono qui, non vorrai lasciarmi fuori…

In realtà non era tanto lei che volevo lasciare fuori, quanto quel rumore acuto e incalzante che la accompagnava sempre.

  • Vieni entra, però non ho molto tempo.
  • Io con te e tuo padre proprio non so che fare. Avete due caratteri impossibili! Sto cercando di organizzare una festa per il prossimo sabato, è il suo compleanno e…
  • Mamma non mi sembra il caso, apprezzo i tuoi sforzi ma festeggiare tutti insieme non è una buona idea.
  • Lo è invece, secondo te è normale che una madre non veda mai sua figlia? E al telefono non è che parliamo molto…

Stava per mettermi il muso, come tutte le volte, e io avrei finito di nuovo col sentirmi in colpa e soffrirci. Se solo avesse saputo, forse…

  • Il fatto è che…
  • No non le voglio le tue solite scuse, cerca di impegnarti almeno un po’ per far funzionare questa famiglia!
  • Le solite scuse? Mi hai mai dato il tempo e il modo di dirti quali sono le mie “scuse”? Tu e papà non fate altro che giudicarmi e gridarmi addosso, ma non è così che può funzionare la nostra famiglia e soprattutto non è così che funziono io!

Sapevo di aver alzato la voce e capivo dalla sua espressione di avere anche esagerato, ma in quel momento era l’unico modo per riuscire a parlare e sovrastare il rumore che aveva scatenato nella mia testa.

  • Bene allora… parla…
  • Io… ho un problema, cioè, ho questa cosa…
  • Che ci fosse un problema era chiaro, ormai…
  • Ecco, lo fai di nuovo! Mi interrompi e… e non sai quanto per me sia difficile anche solo mettere una parola dietro l’altra, adesso. Come faccio, come posso confidarmi con te se tu… se tu…

Mi misi una mano sulla testa, mi sembrava stesse per esplodere. Provò ad avvicinarsi, ma le feci segno di restare seduta; potevo farcela, anzi, dovevo farcela! Stavolta le avrei detto tutto, avrei aperto anch’io la porticina della mia gabbia e avrei provato a distendere le ali, a vedere fin dove ero in grado di arrivare… Presi un respiro profondo e la guardai dritta negli occhi.

  • Ogni volta che una persona parla io sento dei rumori nella mia testa. Mi succede fin da piccola, ma adesso la cosa è totalmente fuori controllo… Dopo un po’ la voce quasi scompare e inizio a stare male. Emicranie, nausea… Non faccio la stronza con voi perché mi va, né mi diverte non riuscire a trovare un lavoro decente o avere degli amici o semplicemente vivere una cazzo di vita normale. Non l’ho scelto io di essere così, ok? E nessuno di voi due mi ha mai ascoltata e considerata per quella che sono davvero, mi avete sempre e solo vista come la figlia difettosa che è stata incapace di soddisfare le vostre aspettative!

Mia madre era rimasta in silenzio, con gli occhi sgranati e la bocca socchiusa. Vomitarle quelle parole addosso non era stato il modo migliore per confessarle la verità, ma avevo così tanta rabbia e sofferenza dentro che non ero proprio riuscita a trattenerle; sentivo che non potevo più aspettare, che quel desiderio di libertà che per anni avevo tentato invano di soffocare era diventato troppo ingombrante e troppo doloroso per poter fare ancora finta di niente.

  • Meglio se vado, ora… devo… devo parlarne con tuo padre.

Si alzò traballando dalla sedia e uscì dall’appartamento lasciandomi confusa, sudata e col fiatone.

Non appena mi ripresi un po’, aprii la porta decisa a correrle dietro per chiederle scusa e invece mi ritrovai davanti Andrea, con una faccia così cupa da farmi gelare il sangue nelle vene.

  • Mi hai detto “ti amo” la prima volta che abbiamo fatto l’amore… Eppure mi hai tenuto nascosta una cosa del genere? Si può sapere che razza di rapporto abbiamo noi due? E poi dimmi, senti rumori anche quando parlo io?
  • No, tu sei… speciale. Non hai nessun sottofondo rumoroso… sei l’unico che riesce a zittire tutto il caos nella mia testa, anche quello degli altri.

Andrea sembrava sempre più agitato; forse avrei dovuto mentirgli o raccontargli solo un po’ di cose alla volta, ma era come se avessi sollevato il coperchio di una pentola stracolma che non volevo e non potevo sigillare di nuovo.

  • Quindi, giusto per capire… Chi è che ami tu, o meglio, chi è che pensi di amare… Sarei potuto essere chiunque, bastava che silenziassi la tua testa no?
  • Sei ingiusto Andrea, quello che abbiamo vissuto insieme non puoi banalizzarlo così, non ne hai il diritto!
  • Tu non avevi il diritto di nascondermi un segreto simile! Io mi sono aperto con te più di quanto abbia mai fatto nella mia vita e ora non lo so più, non lo so il senso di tutto questo…
  • Vuoi trovare un senso a tutto questo? È possibile secondo te? Sai io da quanto provo a capirci qualcosa, a spiegarmi perché proprio a me è dovuta succedere una cosa così assurda e terribile…

Le lacrime avevano iniziato a grondarmi dagli occhi senza che nemmeno me ne accorgessi. Dopo una vita intera trascorsa nel buio e nel silenzio, in una sola mattinata avevo dovuto affrontare tutti insieme i miei demoni interiori… e anche nel peggiore dei modi.

Andrea non disse nulla per un po’, come se stesse raccogliendo i pensieri, poi prese in mano il telefono e nel giro di pochi istanti la casa si riempì di un frastuono assordante.

  • Riusciresti a stare con me se sentissi questo ogni volta che parlo? Mi ameresti lo stesso se fossi rumoroso, come tutti gli altri?
  • Per favore Andrea smettila, spegni quel coso…
  • Ammetto che parlare così è davvero difficile…
  • Mi prendi anche in giro?
  • Sto provando a mettermi nei tuoi panni e sentire quello che senti tu.
  • No, non è così che dovrebbe essere, leva quel rumore e parliamone! Smettila ora, basta… basta, ho detto BASTA!

La bolla dove avevo a lungo rinchiuso le mie emozioni era alla fine scoppiata, liberandole in tutto il mio corpo come fossero una violenta valanga; mi sentivo completamente annullata e, anche se continuavo a vedere le labbra di Andrea muoversi, era come se io fossi altrove, lontano da lui.

Poi all’improvviso una musica affiorò leggera nella mia testa, interrompendo il silenzio in cui ero sprofondata con la stessa forza e delicatezza di un fiore che sboccia in inverno bucando la neve…

Continua…

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