IL SUONO DELLA MIA VOCE – Capitolo 7

  • Ordiniamo qualcosa di buono per pranzo, offro io!
  • Offri tu?
  • Eh sì! È stato giorno di paga oggi, quindi…

Andrea sorrise alla mia battuta, finalmente il suo viso sembrava essersi liberato di quel velo cupo che gli impediva di esprimere qualsiasi emozione.

  • Dovremo aspettare il prossimo allora, ho chiesto a Massimo di pensarci lui. Avevo voglia di pizza.
  • A proposito di Massimo, una volta mi ha accennato qualcosa riguardo al motivo del tuo trasferimento proprio qui, in questo residence…
  • Cosa?…
  • Non ha detto nulla, tranquillo. Però ammetto di essere un po’ curiosa.
  • Che tipo, certe confidenze dovrebbero restare fra amici…
  • Quindi?
  • Quindi niente, non te lo dico!

Ero sul punto di insistere ancora, quando sentii il campanello suonare; Massimo e le pizze dovevano essere arrivati.

  • Ecco, proprio di te e della tua lingua lunga parlavamo…
  • Lo lasci stare e si accomodi pure dove preferisce, abbiamo una gran fame qui.
  • Potete anche darvi del tu eh, Massimo ha solo qualche anno più di noi.
  • Già, ma sembro più vecchio a causa di qualcuno…

Ci fu una breve risata di gruppo e poi ci mettemmo a tavola per pranzare; mai avrei anche solo immaginato di poter condividere un pasto con delle persone senza il terrore di sentire dei rumori esplodermi nella testa! Ero felice, nonostante tutto, è il merito era di Andrea e di quella magia che, per qualche strano motivo, solo lui era in grado di compiere.

Dopo la pizza si parlò dell’operazione e il buonumore divenne ben presto ansia. Massimo ne aveva già discusso con il dottore da cui Andrea era in cura e sembrava non ci fosse altra scelta che fissare una data nel mese successivo.

  • Purtroppo non possiamo rimandare. E nel frattempo decideremo insieme come gestire la notizia, i giornalisti, il pubblico… Allora che dici, così può andare?

Andrea lo ascoltava pensieroso e io sperai davvero che non avesse ancora dubbi in proposito; desideravo con tutta me stessa che potesse curarsi, per curare me avrei trovato un altro modo…

  • Va bene, ci sto. Però voglio continuare a vivere un altro po’ qui. Parteciperò a tutti gli appuntamenti di lavoro e quando si avvicinerà l’intervento tornerò a casa.
  • Come preferisci, so che ti lascerò in buone mani.

Massimo mi rivolse uno sguardo complice e io mi limitai a sorridere imbarazzata; avrei potuto restare con lui fino alla fine, questo mi bastava.

  • Ragazzi, dopodomani sera vi voglio entrambi con me, però. Faremo una piccola festicciola, solo amici stretti, per festeggiare il ritorno di Andrea. Vi va?
  • Ah… se ti dico di no chissà quanto diventerai insistente… Tu verrai vero?

Non ero certa di essere pronta per una festa, ma se con me c’era Andrea allora forse avrei potuto davvero farcela… Annuii, cercando di scacciare i residui di paura che ancora sentivo al pensiero di stare in mezzo alla gente; quella, probabilmente, sarebbe stata la mia ultima occasione per vivere un’esperienza simile, dovevo solo rilassarmi e confidare nella mia speciale arma silenziatrice.

***

Ero talmente nervosa che avevo cambiato vestito almeno tre volte; non ero mai stata neppure ad una semplice uscita fra amici, figuriamoci alla festa di una celebrità! Massimo aveva invitato pochissime persone e questo mi confortava, però in qualche modo volevo fare bella figura e, perché no, magari anche divertirmi.

Dopo essermi girata e rigirata davanti allo specchio, decisi di sedermi sul divano e aspettare buona buona che arrivasse la macchina a prenderci anche perché, pur volendo, non avrei avuto nell’armadio un abito migliore da mettere…

L’orario previsto era già passato da un po’, quando finalmente Massimo mi chiamò dicendo che un autista si era appena fermato sotto casa.

  • Andrea lo hai già avvisato? Altrimenti passo a bussargli io…
  • Lui è ancora dal dottore, la visita è slittata un po’ ma dovrebbe raggiungerci presto.

Quella frase mi congelò. Non potevo andare senza di lui, una cosa del genere era totalmente da escludere! Cercai di pensare ad una scusa per prendere tempo, anzi, forse a quel punto sarebbe stato meglio non andare affatto. Però c’era già una macchina che mi aspettava… e poi come mi sarei giustificata con loro?

Infilai il cappotto, afferrai la borsetta e pregai con tutte le mie forze che Andrea venisse da me il prima possibile.

Ancora una volta mi trovavo di fronte ad una porta a raccogliere coraggio per affrontare qualcosa che sapevo già essere più grande e più forte di me. Mentre ero lì a sperimentare tecniche di respirazione completamente inutili, altre persone erano arrivate e aspettavano me per entrare.

  • Bussi tu?
  • Eh?… Sì, sì, ecco.

Suonai il campanello di quella che doveva essere la vera casa di Andrea con un lieve accenno di rumore che iniziava a sollevarsi nella mia testa.

Quando Massimo aprì la porta e mi fece accomodare dentro, fu come scoperchiare una pentola a pressione. Nella stanza principale non c’erano tantissime persone, ma quel numero era più che sufficiente per creare un sovraffollamento di rumori nella mia testa. Cercai di regolarizzare il respiro, di rispondere ai saluti con qualche monosillabo accompagnato da forzatissimi sorrisi, poi iniziai ad esplorare con lo sguardo la casa; dovevo trovare un angolino tranquillo dove nascondermi finché non fosse arrivato Andrea…

  • Giulia vieni, ti voglio far conoscere qualcuno!

Troppo tardi, Massimo mi aveva già messo un braccio intorno alle spalle per condurmi dai suoi musicisti facendo svanire in un battibaleno i miei salvifici piani di fuga. I rumori più disparati avevano invaso la mia testa, sentivo le tempie pulsarmi e un fastidioso senso di nausea mi opprimeva lo stomaco. Il gruppo nel frattempo aveva iniziato a presentarsi, non ricordavo un nome e nemmeno mi interessava farlo; il mio sguardo era sempre rivolto verso la porta nella speranza che Andrea facesse presto il suo ingresso.

  • Stai bene? Mi sembri un po’ pallida… Stai anche sudando…

Sì, esatto, tutto quel tempo per prepararmi ed erano bastati appena venti minuti per vanificare i miei sforzi; dovevo avere un aspetto orribile…

  • Ho un po’ di emicrania, in effetti. Magari mi allontano un attimo e…

Un urlo esplose nella stanza e il rumore nella mia testa divenne un enorme boato, seguito da un fischio nelle orecchie. Mi ci premetti le mani sopra e per un attimo non capii più nulla, volevo solo sparire; poi intravidi qualcuno farsi strada tra le persone e, non appena fu abbastanza vicino da poter udire la sua voce, tutto il rumore venne improvvisamente aspirato via dalla mia testa. La vista tornò a farsi più nitida e Andrea in quel momento mi parve così bello che l’emozione prese il sopravvento; mi lanciai fra le sue braccia, incurante degli sguardi stupiti degli invitati e delle gambe che sembravano cedere ad ogni passo, e lo strinsi più forte che potevo.

  • Ehi… che hai? Ma… stai piangendo?

Non lo sapevo se stavo piangendo oppure no, forse un paio di lacrime erano riuscite a venir fuori… sapevo solo che era stato terribile senza di lui e che, potendo, avrei fatto durare quell’abbraccio tutta la sera. Anzi, tutta la vita.

  • Sono… solo felice di vederti.
  • E secondo te io me la bevo? Dammi qualche minuto…

Mi staccò da lui, ma sentii le sue dita continuare a sfiorare le mie. Facemmo un giro rapido della stanza, qualche saluto qua e là, poi mi prese con decisione la mano e mi condusse fuori dalla villa.

  • Andiamocene a casa.
  • Ma… non puoi, sono tutti qui per te.
  • E per l’alcol gratis, vedrai che quello basterà.

Non avevo certo la forza di replicare, così mi lasciai trascinare verso la sua auto come una bambola di stoffa saldamente ancorata a lui.

  • Non vuoi dirmi cos’è successo?

Andrea mi aveva messa a letto e si era sdraiato al mio fianco; mi guardava dritto negli occhi, preoccupato, mentre con una mano mi spostava alcune ciocche di capelli dalla fronte umida. Quel gesto, così semplice e dolce, mi fece sentire tremendamente in colpa… avrei voluto raccontargli tutto, ma non potevo buttargli addosso il mio problema proprio ora che aveva finalmente deciso di affrontare il suo!

  • Niente di grave… soffro di emicranie, a volte.
  • Ti prendo un’aspirina.

Si era sollevato appena un po’ e già sentivo la sua mancanza; gli afferrai istintivamente il maglione con due dita, non potevo lasciare che si allontanasse di nuovo da me.

  • Non serve, resta qui.
  • Ok, allora ti terrò compagnia finché non ti addormenti.
  • No… resta tutta la notte.

Andrea mi sorrise con un misto di tenerezza e sorpresa che mi riempì il cuore di gioia. Avevo bisogno della sua voce, non potevo negarlo, ma ora solo quella non mi bastava più; volevo tutto di lui, in un modo così disperato che faceva quasi male… E anche se sapevo che non era giusto mentirgli, che un giorno mi avrebbe forse considerata una donna orribile e spaventosa, decisi che quella sera avrei zittito tutte le mie ansie e mi sarei semplicemente lasciata andare. Per una volta, una nella vita, avrei reclamato a gran voce il diritto di essere egoista, sfacciata, felice…

Mi allungai verso di lui e lo baciai, cercando subito la sua lingua; ero troppo eccitata per indugiare come al mio solito e anche Andrea sembrava averlo desiderato così a lungo da non voler sprecare altro tempo in inutili attese.

Iniziai a spogliarlo e assaporai ogni istante in cui fece lo stesso con me poi, quando la sua pelle toccò la mia, gli sussurrai qualcosa all’orecchio. Andrea non disse nulla e per un attimo temetti di aver rovinato tutto, ma appena entrò dentro di me ebbi come la sensazione che mi stesse rispondendo… Urlai, per il mio primo orgasmo, e in quell’esatto momento mi sentii finalmente libera.

Continua…

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