SHIRITORI #12
Immagini confuse del passato mi assalirono così inaspettatamente che rimasi paralizzato, al centro della foresta, mentre la donna che amavo mi strattonava con forza e cercava invano di chiamare il mio nome.
- Torna in te, ti prego, è pericoloso stare qui!
Certo che era pericoloso, d’altronde mi ero precipitato fin lì proprio per salvarla. E adesso che ero con lei… sentivo le sue parole disperate, il calore delle fiamme e l’odore acre del fumo, ma nonostante tutto ero incapace di reagire.
Ciò che quell’evento aveva riportato a galla era troppo grande e troppo spaventoso per riuscire a ricacciarlo nelle profondità da cui era emerso, e il pericolo più grande – in quel momento – ero convinto di essere proprio io.
«Che cosa ho fatto, mio Dio, che cosa ho fatto…»
Il sudore mi ricopriva il corpo sotto la pesante tuta arancione, e le polveri della foresta che bruciava mi facevano respirare a fatica.
Sarei svenuto, forse, ma la mia mente aveva già abbandonato quel luogo ed era corsa indietro nel tempo, a frugare nel mio oscuro passato, nell’origine di quel dolore fantasma che colpiva il mio braccio e che mi ero sempre rifiutato di curare.
Allora capii, nulla sarebbe stato più come prima…
SHIRITORI #13
- Sai, penso proprio di aver commesso un grave errore. Mi sono fatta prendere dall’entusiasmo e ho deciso troppo in fretta. Forse perché ero giovane, volevo essere indipendente… e, soprattutto, desideravo qualcosa di diverso rispetto a quello che mi aspettava restando lì dov’ero. Pensavo bastasse cambiare città, osare, buttarmi a capofitto in un’altra vita, con altre persone… E invece non solo ho messo in valigia i miei vecchi problemi, ma me ne sono trovata anche di nuovi! La casa, il lavoro… Perfino divertirsi è diventato complicato, sono sempre l’ultima arrivata che fatica ad integrarsi! Mi manca la mia famiglia, la mia terra… Mi manca essere figlia, la piccola di casa, solo coccole e niente responsabilità…
- Ci risiamo, è arrivato quel periodo del mese…
- Non ho il ciclo!
- Intendevo il periodo del “ho sbagliato tutto nella vita”. Secondo me idealizzi quello che hai lasciato solo perché ti fai scoraggiare dai problemi. Guarda che quelli si hanno sempre e li hanno tutti… si chiama crescere, diventare adulti. E il tempo, fidati, ti trova ovunque tu sia. Piuttosto… Hai un Buscofen? Che a me il ciclo è arrivato sul serio…
SHIRITORI #14
Di tutte le storie che mi avessero mai raccontato, la sua era senza dubbio la più affascinante.
Mi disse di essere venuto da un mondo parallelo, passando attraverso due obelischi di pietra che comparivano per magia in una foresta di bambù, al suono di un misterioso flauto. Che in quel mondo il mio Paese non era una Repubblica ma un Regno e che lui ne era l’amatissimo Re.
Giovane, forte, bello, con diamanti preziosi al posto dei bottoni. Chiunque, anche solo guardandolo, avrebbe capito che non si trattava di una persona qualunque. Ma addirittura un Re in un mondo parallelo?
E, come se ciò non fosse abbastanza, sembrava essere innamorato di me. Che non avevo un grammo della sua eleganza, mi atteggiavo a maschiaccio e durante il nostro primo incontro l’avevo chiamato “cacca di cane”.
Be’, d’altronde non è che potessi immaginarmi tutto questo…
Trascorsi con lui un giorno intero, prendendo ogni volta piccoli sorsi della sua storia, finché ad un certo punto mi disse che sarebbe dovuto tornare nel suo mondo.
Poco prima di salutarmi, mi chiese perché in tutto quel tempo insieme non gli avessi mai fatto una domanda sul suo mondo.
E allora una domanda gliela feci, anzi due.
- Anche lì domenica scorsa è uscito il nuovo Dpcm?
- …?
- Bene, allora mi porti con te?
SHIRITORI #15
Sembrava un gatto, con quello sguardo fisso in un punto preciso della parete dove non c’era assolutamente nulla. Solo che invece di avere l’aria attenta e le orecchie dritte, lui aveva le labbra socchiuse e le braccia e le gambe abbandonate a casaccio sul divano. Tipo ebete, insomma.
- Lo senti anche tu?
- Cosa?
- Questo clic… clic… clic. E le vedi anche tu?
- Ma cosa?
- Queste diapositive della mia vita che mi scorrono davanti. Lì, per esempio. Sono al bar sotto l’ufficio a prendere cornetto e cappuccino insieme a quel collega di cui non ricordo mai il nome. Ora invece vedo la mia festa di compleanno, eravamo tutti riuniti in quell’agriturismo di montagna dove fanno la mia porchetta preferita! Ah eccoti, ci sei anche tu…
- Fammi indovinare, stiamo mangiando qualcosa.
- No, è quando ti ho chiesto di uscire con me la prima volta, davanti a tutti i nostri amici. Che bel sorriso mi hai fatto… Io non credo di farcela sai?
- Smettila su, il lockdown è appena iniziato.
- Ma io sto morendo dentro!
- E saranno glicemia e trigliceridi che vanno alle stelle, a furia di ricordare tutto quel cibo…
Sbuffò, poi si alzo dal divano e si sedette a tavola accanto a me. Un po’ mi faceva pena, forse avrei dovuto dargli una porzione più grande di lasagna.