IL SUONO DELLA MIA VOCE – Capitolo 3

La cena a casa dei miei era andata anche peggio di quanto temessi. I rumori che accompagnavano le loro voci erano tra i più forti e insopportabili di tutti, per questo cercavo sempre di limitare i contatti a qualche telefonata al mese. Certe volte, però, non riuscivo proprio ad evitare di incontrarli di persona e puntualmente finiva male. Dicevano di voler sapere, di voler aiutare… eppure io non mi sentivo mai davvero libera di esprimermi, di condividere con loro il chiassoso inferno che dannava la mia testa.

Quella notte avevo dormito malissimo e mi ero svegliata con una terribile emicrania. Era ancora molto presto e le luci dei lampioni si mescolavano ai primi raggi di sole facendo brillare la fredda nebbia mattutina. Afferrai dal freezer il mio solito gelato alla nocciola e aprii la porta, iniziando a scavare nel blocco ghiacciato con un grosso cucchiaio. Avevo quasi portato il delizioso boccone alle labbra, quando vidi qualcuno passarmi davanti… non potevo crederci! Cosa ci faceva lui lì?!

Rimasi immobile, col cucchiaio sospeso in aria e il gelato che iniziava a gocciolare dai bordi, terrorizzata dall’idea che potesse vedermi in quel terribile stato: avevo la maglia del pigiama metà dentro i pantaloni e metà fuori, i capelli tutti arruffati… e da quant’è che non li lavavo, due giorni?

La confusione per quell’inaspettato incontro fu talmente grande che, nonostante il mio corpo non riuscisse a muoversi per paura di commettere un qualsiasi passo falso, i pensieri schizzavano da una parte all’altra del mio cervello come impazziti. E mentre io tentavo di riprendermi da un quasi attacco di panico, nemmeno fossi scampata a chissà quale calamità naturale, lui era già passato oltre senza neppure degnarmi di uno sguardo.

Pensai allora di aver avuto un’allucinazione, così tornai dentro casa, chiusi la porta e mi appoggiai un attimo sul lavello. Il gelato, intanto, mi era precipitato sul pigiama e la mano che teneva il barattolo aveva iniziato a dolermi. Era freddissimo!

Posai tutto alla meno peggio e, come spinta da un’intuizione, corsi a prendere i biglietti che la padrona di casa mi aveva lasciato sotto la porta negli ultimi giorni. Lessi e buttai la testa indietro roteando gli occhi, ma quant’ero stupida?

  • Pronto signora Mazza, mi scuso per l’ora…
  • Sette ma… chiamare così, non è da te…
  • Giulia, sono Giulia. Ho appena letto le sue note… con un po’ di ritardo, lo so, ma non immaginavo fosse una cosa tanto importante.
  • Sì, beh, lo era. Ma non abbastanza da svegliarmi alle 6 del mattino…
  • Non avrei dovuto, mi spiace, è che ho appena incontrato qualcuno qui sul pianerottolo…
  • È già arrivato? Bene bene, più tardi allora passo a dargli il benvenuto.
  • Ma com’è possibile, lui, nel residence… cioè, per carità, è un bel posto questo…
  • Eh Sette, che vuoi che ti dica. C’ho parlato una volta per telefono, mi ha chiesto la massima riservatezza… e io niente dico. Ho avvisato solo te perché siete gli unici due appartamenti al piano ammezzato. Agli altri inquilini non penso capiterà di vederlo, ma nel tuo caso è diverso… poi tu sei una persona molto silenziosa e discreta, quindi…

“Silenziosa e discreta”, un modo maldestramente gentile per dirmi che ero così anonima e invisibile da non rappresentare un problema se si trattava di tenere un segreto. Ma che importava… Andrea, il mio Andrea, si era appena trasferito nell’appartamento accanto, sembrava un sogno!

Salutai frettolosamente la padrona di casa e mi lasciai cadere sul divano. Dopo quel concerto in strada avevo tentato più volte di seguirlo nelle sue tappe per la città, ma riuscire ad incontrarlo era stato praticamente impossibile. Tra l’altro, senza sentire la sua voce, non potevo certo rischiare di infilarmi in mezzo alla gente e perdermi nel frastuono della mia testa. Invece adesso lui era lì, ad una sola parete di distanza da me… non potevo crederci!

  • Jem, ho così vicina l’unica persona che può salvarmi… e non so assolutamente come comportarmi! Prima mi ha del tutto ignorata, meglio, ero impresentabile… ma se mi do una sistemata e vado a parlargli? E se è qui per non essere disturbato e si rifiuta di vedermi?

Jem ruotava la testa, non sembrava molto convinta. Pensandoci bene, l’Andrea che mi era appena passato davanti era piuttosto diverso da quello che avevo incontrato qualche anno prima, quando aveva sorriso ad una tipa stramba che si era presentata con un casco in testa e un gigantesco mazzo di fiori in mano. Stavolta era come se non mi avesse proprio vista o voluta vedere, che gli fosse successo qualcosa?…

Scossi la testa per cancellare quel pensiero, avevo fin troppi casini miei per preoccuparmi anche di quelli degli altri. E poi non dovevo affezionarmi a lui, avevo solo bisogno della sua vicinanza per mettere a tacere i rumori nella mia testa e magari, che so, riuscire ad avere una conversazione con qualcuno senza fastidiosi sottofondi. Dovevo provare a diventare sua amica, ma era necessario procedere con cautela… si trattava pur sempre di una celebrità!

Trascorsi tutta la mattinata cercando di escogitare un piano, ma senza successo. Non ero brava a premeditare, non ero brava ad avere a che fare con le persone… fondamentalmente, non ero brava in nulla.

  • Ti ho detto che voglio stare da solo Massimo, mi dai un po’ di tregua?

La voce dall’altra parte della parete mi arrivò così nitida che riuscivo a sentire distintamente ogni parola.

  • No che non vieni a prendermi, non ci provare nemmeno. Cancella tutti gli impegni e aspetta, ho… bisogno di tempo.

La telefonata doveva essere stata molto breve, perché nell’appartamento accanto era subito tornato il silenzio. Un silenzio pesante, che riuscivo a percepire perfino io dal mio divano.

Sembrava che Andrea si stesse nascondendo dal tipo che parlava con lui e che, da quel poco che avevo intuito, doveva essere il suo manager. Chissà cosa stava succedendo tra quei due e poi perché era scappato? A quel punto mi dissi che avevo bisogno di raccogliere più informazioni possibili per decidere che fare, così provai a lasciare l’orecchio teso fino a sera inoltrata ma nulla, era come se in quella casa non ci fosse nessuno.

Scaldai una zuppa nel microonde e mi ripromisi di andare in fondo alla faccenda; Andrea doveva assolutamente far parte della mia vita, in un modo o nell’altro.

***

Mi guardai allo specchio, indecisa: come ci si vestiva per andare a trovare una celebrità in fuga? Sospirai e presi dall’armadio le solite cose, un jeans e una felpa. In fondo, dovevo solo essere la ragazza della porta accanto, quella educata che va a porgere i suoi saluti al nuovo vicino…

Feci per aprire la porta, ma qualcuno dall’esterno la spinse con forza verso di me.

  • Cos…

Una mano mi coprì la bocca e nel giro di qualche istante venni trascinata dentro casa da un ragazzo con cappellino nero e mascherina sul viso. Sentii il cuore battere all’impazzata, si trattava forse di un ladro? Se fossi morta lì dentro, quanto tempo avrebbero impiegato per trovare il mio cadavere?

  • Dammi un minuto, vado via subito.

La voce che mi aveva appena parlato era tranquilla, nonostante la situazione, e capii subito a chi apparteneva. Saperlo non fu però d’aiuto, era praticamente impossibile rilassarsi mentre sentivo il corpo di Andrea premere contro il mio e la sua voce pronunciarmi quelle parole all’orecchio.

Mi ero talmente irrigidita che allentò un po’ la presa sulla mia bocca, poi scostò la mano e io cercai di regolarizzare lentamente il respiro. Quando fu lontano abbastanza da non toccarmi, mi schiarii la voce sperando di riuscire a dire qualcosa di vagamente sensato.

  • Tu hai…
  • Diciamo che ero di fretta e ho sbagliato appartamento. Tolgo subito il disturbo.
  • No aspetta!

Andrea si girò e per la prima volta mi guardò dritto negli occhi.

  • Con te non ho bisogno di coprirmi vero?

Si sfilò la mascherina e mi venne in mente la prima volta che lo avevo visto durante il concerto… che fine aveva fatto quello splendido sorriso?

  • Potrebbero succedere altre cose strane come questa, alcune fan mi seguono dappertutto. Non farci troppo caso.
  • Ti stai nascondendo?
  • Nessuna domanda, non ti risponderei comunque. Grazie di avermi ospitato per un po’.

Non mi diede neanche il tempo di replicare e andò via dall’appartamento lasciandomi in pieno subbuglio. Qualche secondo più tardi lo sentii entrare nel suo chiudendo la porta così docilmente che mi chiesi se fosse davvero tanto calmo o se facesse solo finta di esserlo.

  • Jem, sono confusa…

La pappagallina mi guardava da dietro le sbarre metalliche della sua gabbietta; sembrava anche più confusa di me, o forse semplicemente non capiva nulla di quello che le stavo dicendo.

  • Secondo te è andata bene? Dico, può essere considerato l’inizio di un’amicizia… che so, di una conoscenza magari?

Sbuffai, perché avevo decisamente pochi dati per farmi un’idea della situazione; potevo solo andare avanti e vedere come evolvevano le cose.

Andrea era davvero strano, mi venne da sorridere pensando che insieme saremmo stati una bella coppia di matti. Però io con lui accanto avrei potuto essere normale, sentire solo i suoni fuori dalla mia testa, come tutti…

Desideravo talmente tanto raggiungere il mio obiettivo che il solo immaginare di avere finalmente la possibilità di vivere una vita comune mi faceva sentire carica di energie. Era stato un incontro assurdo, ma almeno avevamo rotto il ghiaccio; se mi fossi impegnata, se ci avessi creduto, forse avrei davvero potuto farcela…

Il mio stomaco iniziò a brontolare, così mi accorsi che tra un pensiero e l’altro l’ora di pranzo era già abbondantemente passata. Aprii il frigorifero e trovarlo vuoto mi fece ricordare che ero di nuovo senza lavoro, senza un soldo e senza un’alternativa pronta. Se non fossi riuscita a trovare presto un’altra occupazione, avrei rischiato di dover lasciare la casa… e non potevo assolutamente permettermelo, soprattutto ora che lì c’era tutto quello che avevo sempre desiderato. La speranza.

Continua…

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