STORIE DI “ORDINARIA” VIOLENZA

 

25 Novembre 2020 – Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

 

Continuava a ripetermi di volermi salvare. Che dovevo capire quanto fossi sbagliata, quanto le mie azioni fossero state immorali. Lui mi voleva bene, lo faceva per me.

Lui, che nella sua vita aveva fatto le peggio porcate, di fronte ad una mia iniziale confidenza era stato comprensivo. Ma non appena ero diventata la sua donna, improvvisamente quel mio passato non andava più bene… ero solo una puttana che bisognava correggere.

Lui, che in quel tempo trascorso con me pensavo avesse imparato a conoscermi almeno un po’, ora mi riempiva di insulti come se avesse di fronte una donna diversa, peggiore. Eppure ero sempre io, non era cambiato nulla.

Nelle notti insieme non si faceva l’amore, ma l’odio. Non so se odiasse più me o se stesso, ma il letto si riempiva delle mie lacrime, non delle sue.

Quando poi quella sera – di fronte al locale dove mi aveva vista parlare con un altro – la sua mano mi colpì la guancia, forse non mi sarei dovuta stupire. E invece vagai per la città a piedi e su un autobus notturno, cercando di capire perché mi fossi meritata quello schiaffo.

E quando lui riprese a scrivermi con scuse maldestre, decisi che ci avrei trascorso lo stesso il mio compleanno insieme.

Non sapere di essere una vittima era mortificante. Non sapere di non essere il mostro che lui dipingeva era alienante. Non sapere di avergli ingiustamente permesso di urlare alla mia coscienza era umiliante.

Eppure continuavo a frustarmi con le sue parole, a fargli espandere quella piccola macchia di colpa che mi portavo dentro…

E la cosa più assurda era che nemmeno lo amavo. Forse volevo solo essere punita e lui lo aveva in qualche modo percepito.

Quando ho fatto le valigie e sono scappata da quel posto, mi sentivo una codarda. Ma non sopportavo più tutte quelle parole, quei lavaggi del cervello… volevo solo allontanarmi da lui e da quel momento della mia vita.

Non lo capivo ancora che amarsi, a volte, può significare anche fuggire via, che se una situazione fa soffrire allora non c’è nulla di male a decidere di voltare pagina e salvarsi da sole, senza finti prìncipi che – con la scusa di proteggerti – usano la loro spada per trafiggerti il cuore.

 

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