«TI AMO» DURANTE LA PANDEMIA (Ep.6) – Il Dpcm

 

Perché a volte le parole sono solo lettere di cui possiamo cambiare la percezione…

 

Giravo il ghiaccio ormai quasi sciolto con la cannuccia, facendolo tintinnare dentro il bicchiere. Avevo bevuto lentamente, il drink era freddo e la temperatura iniziava ad essere un po’ bassa anche nel locale, ma soprattutto non avevo alcuna voglia di andare via.

I miei occhi non si erano mai staccati da lui, e i suoi probabilmente avevano fatto lo stesso con l’orologio. Primo giorno di chiusura alle 18:00.
Seduta al mio tavolino, riuscivo a percepire tutta la sua frustrazione. Col tempo avevo imparato a conoscere e decifrare i suoi movimenti, la sua voce, la sua espressione… e oggi tutto era stato forzatamente gentile. Non aveva voglia di fingere che andasse bene, e si vedeva. O almeno, io lo vedevo. Lui mi arrivava sempre limpido, proprio come l’acqua che ormai mescolavo senza alcun rumore.

Era quasi ora, così mi alzai e andai alla cassa.

  • Il solito giusto?

Mi parve di vedere una piccola scintilla nel suo sguardo, tanto luminosa quanto rapida. «Se qualcosa brilla è per farsi trovare» pensai, e io per fortuna avevo fatto in tempo a vederla.
Annuii con un sorriso altrettanto fugace.

  • Non è male fare l’aperitivo a quest’ora, tutto sommato. Adesso fa anche buio presto…
  • Bel tentativo… Ma io questo Dpcm proprio non ce la faccio a mandarlo giù. Ogni volta che se ne parla penso subito a qualcosa di brutto, è come un riflesso incondizionato…

Restai in silenzio per un attimo, poi insieme al portafoglio tirai fuori dalla borsa anche una penna. Scrissi qualcosa su un tovagliolino di carta e glielo misi davanti.

  • “Dpcm?”… Che significa?
  • “Domani Pranzeresti Con Me?”… Se l’idea ti piace, puoi pensare questo la prossima volta che lo senti nominare…

Lui mi guardò tutto serio, poi improvvisamente scoppiò a ridere.

  • Ti chiamo domattina allora.

Lo salutai con la mano, imbarazzatissima, e andai via velocemente.
Ora sì che mi sentivo davvero ubriaca.

 

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