C’è chi protesta con la violenza, chi con l’amore…
Lo guardavo mentre scuoteva il capo, con un’espressione così seria e preoccupata sul viso che fui tentata più volte di prendere il telecomando e spegnere tutto. Spegnere soprattutto i suoi pensieri, la sua frustrazione, la sua rabbia. Quelle parole che teneva strette fra le labbra, incapaci di restare dentro ma anche di uscire completamente fuori.
Mentre il giornalista del TG continuava a descrivere i fatti e le immagini di scontri e violenza scorrevano davanti a noi come in un film di fantascienza… Io mi sentivo terribilmente impotente. Non potevo fermare la protesta, né la follia che da mesi aveva stravolto la nostra esistenza e quella del mondo intero.
E a dir il vero in quel momento neppure mi importava di cosa succedeva fuori dalla stanza, oltre il divano su cui eravamo seduti. Per me c’erano solo lui e quella faccia cupa che volevo in qualche modo addolcire.
Presi un bel respiro, perché la sua vicinanza mi emozionava sempre come la prima volta, e mi sedetti sopra di lui.
- Cosa fai…
- Protesto.
Mi guardò confuso, poi mi abbracciò e mi strinse un po’ più vicino a sé.
- E sentiamo, contro cosa protesti?
Alzai le spalle, non avevo una risposta o forse ne avevo troppe. In realtà ero già contenta perché nessuno dei due stava più ascoltando le notizie in TV, perché tutto quello che ci stava succedendo intorno aveva smesso di riguardarci. Anche solo per il tempo di un bacio.
Una protesta d’amore che non incendiava le piazze ma il cuore.