A GRETA – Capitolo 8

  • Aprite, svelte!

Un pugno stava battendo con forza alla nostra porta, intervallato dal suono del campanello. Balzammo giù dal letto, intontite dal sonno così maldestramente interrotto, e ci precipitammo a vedere chi fosse. Rimasi incredula ad osservare il viso agitato di Mauro dal videocitofono, poi la sorpresa lasciò il posto all’ansia: e se fosse successo qualcosa a Paolo? Feci un cenno a Greta e aprii la porta.

  • Per fortuna ti ho trovata!
  • Cosa ci fai qui a quest’ora, mi fai preoccupare. Tu… e Paolo, state bene?
  • È proprio di lui che sono venuto a parlarti, ma dobbiamo fare presto, sta venendo qui. Ci sono tante cose che devo dirti e…

Continuò a farfugliare qualcosa ma non lo stavo più ascoltando, i miei occhi avevano scorto la figura di Paolo e lo seguirono fino a quando non raggiunse il padre sugli scalini della porta.

  • Vattene, non ti intromettere!
  • Sei tu quello che deve stare lontano da questa casa, lei deve sapere!

Si strattonarono con violenza, come se fosse in gioco la loro intera esistenza; rimasi immobile per qualche istante, sempre più confusa, poi decisi di intervenire.

  • Basta con questo chiasso, siamo in piena notte. Entrate e parliamone…

Non avevo ancora terminato la frase quando Mauro improvvisamente spinse via Paolo, mi prese per un braccio e mi trascinò nella stanza più vicina chiudendo la porta a chiave. Greta provava a chiamare il mio nome, ma la sua voce era quasi totalmente sovrastata dalle urla di Paolo che bussava e imprecava come un pazzo, non lo avevo mai visto così fuori di sé.

  • Lascialo stare, abbiamo poco tempo. Sono venuto a darti questo, sei una ragazza intelligente, capirai da sola. Quando sarai pronta, ti darò le risposte che cerchi. Tu, sei come me.

Mi mise qualcosa tra le mani, poi mi fissò in silenzio come se volesse quanto meno aspettare una mia reazione. Posai lo sguardo sulla copertina di quello che sembrava essere un libro per ragazzi e un personaggio disegnatoci sopra attirò subito la mia attenzione: era un ragazzino alto e magro, con i capelli arruffati castani e un grosso paio di occhiali tondi che nascondevano degli occhi arancioni… Aprii rapidamente il libro, guardai l’anno di pubblicazione, lessi il primo verso in cui compariva un nome… e sì, capii. Una tristezza immensa riempì ogni cellula del mio corpo, sentii la forza nelle gambe venir meno e crollai a terra; iniziai a piangere senza nemmeno accorgermene, le mani tremavano così tanto che lasciarono andare il libro. Mauro sospirò, mi sembrò fastidiosamente soddisfatto, poi si voltò e aprii la porta. Paolo aveva smesso di urlare, ma sentivo il suo sguardo su di me; volevo alzare gli occhi, vedere la sua espressione, chiedergli conferma di ciò che stavo pensando… ma non ci riuscii. Rimasi a terra, immobile, a singhiozzare. Greta corse al mio fianco ignorando il libro, mi prese per le spalle e mi strinse a sé, senza dire nulla; non poteva sapere cosa stava succedendo, fu semplicemente la sua reazione nel vedermi buttata sul pavimento, in quello stato. Mi parve di sentire Paolo sussurrare il mio nome, la voce spezzata da emozioni che potevo solo immaginare…

Quando trovai il coraggio di sollevare lo sguardo, né lui né Mauro erano lì; Greta continuava ad abbracciarmi, sentivo quanto fosse preoccupata e spaventata dalla forza con cui mi stringeva. Misi una mano sulla sua, con l’altra presi il libro da terra e provai a tirarmi su. Non so quanto tempo fosse trascorso, ma nella stanza iniziavano già ad entrare le prime luci del giorno; ben altre luci erano invece entrate nel mio cuore, luci che avevano rivelato la verità nascosta dietro ombre che, adesso sapevo, non avevo mai neppure lontanamente compreso.

Quella mattina Greta mi raccontò che Paolo era andato via sconvolto e che Mauro aveva lasciato la casa poco dopo di lui; non si erano rivolti la parola, semplicemente erano entrambi scappati dopo avermi scaricato addosso uno tsunami. Continuavo a rigirarmi il libro tra le mani, non sapevo come spiegare a Greta ciò che avevo scoperto; eppure non dovevo e non potevo tenerglielo nascosto, non solo, avevo un estremo bisogno di confidarmi con lei. La chiamai e le passai il libro.

  • È questo che ti ha dato Mauro, un libro di racconti per ragazzi?
  • Sì, fa parte di una collana che ha scritto ormai tanti anni fa, poco prima che lo conoscessi.
  • Era uno scrittore anche lui, quindi.
  • Era uno scrittore come me, esattamente come me. Il protagonista di quei racconti…

Indicai con lo sguardo l’immagine della copertina, cercando la forza per pronunciare a voce alta quello che da ore tuonava nella mia testa.

  • È Paolo. Quando l’ho visto per la prima volta nella libreria di Mauro, da piccoli… lui era esattamente così. Paolo era la sua Greta.

***

Potevo sentire distintamente il peso di ogni mio passo e quello degli sguardi dei passanti che mi fissavano parlottando; il mio respiro era irregolare, anche il cuore sembrava volesse esplodermi nel petto, ma ero decisa a proseguire. Greta era al mio fianco e mi dava sicurezza, come sempre. Mi fermai davanti l’ingresso della libreria, era chiusa e con tutte le luci spente; provai a spingere la porta, che si aprì senza alcuna fatica, ed entrai. Chiesi a Greta di lasciarmi proseguire da sola e andai verso la stanzetta in cui io e Paolo avevamo condiviso tanti momenti… lo trovai lì, seduto sulla poltroncina della nostra infanzia, immerso nel buio. Aveva un aspetto terribile, almeno per quel che riuscivo a vedere.

  • Ti aspettavo.
  • Anch’io, ti aspettavo. Mi hai lasciata da sola per tre giorni, non sai quante volte sono stata tentata di chiamare Mauro… ma è da te che voglio sapere la verità, penso tu me lo debba.
  • Già, è vero. Possiamo aggiungerlo alla lunga lista di cose per cui devo chiederti scusa…

Provò ad abbozzare un sorriso e a guardarmi negli occhi, senza riuscirci; era davvero quello il Paolo che conoscevo?

  • La verità… la verità è che mi vergogno terribilmente, di quello che sono, di quello che ero…

Si portò una mano sul viso, come se in quel momento volesse nascondere la sua debolezza e la sua paura; provai il forte istinto di abbracciarlo, ma mi imposi di restare immobile.

  • E cos’è che eri?…
  • Non ero nulla… un bambino che si è trovato catapultato in una realtà sconosciuta, accanto ad un uomo malvagio. Mauro voleva scrivere e avere successo, ma non era abbastanza capace. Poi, un giorno, ebbe un’idea: raccontare in un romanzo le paure di quello strano ragazzino che era comparso nella sua vita e che ingenuamente le condivideva con lui, perché era il solo con cui potesse parlare… Io mi confidavo, e lui trasformava quelle paure in avventure. Il primo romanzo fu un successo, ne seguì un altro… E sai come funziona, mentre lui scriveva io ero dentro al libro, vivevo la storia in maniera esaltante, ma appena tornavo nella realtà… tutto il divertimento diventava terrore. Lo implorai di smettere, ma lui era troppo accecato da quella fama improvvisa… continuò finché decisi di scappare, ma non riuscii ad andare lontano. Mi trovò privo di sensi e, forse spinto dalla paura e dai rimorsi, mi accontentò. Mi disse che non avrebbe più scritto di me, ma non volle rinunciare senza punirmi… concluse i racconti con la mia morte, scatenando il malcontento del suo pubblico. Ma per lui, a quel punto, era più importante farmi provare quella terribile esperienza. Dopo l’uscita dell’ultimo romanzo, i lettori lo abbandonarono e al tempo stesso si ritrovò con un ragazzino impaurito in carne ed ossa. Ero diventato reale, tutti potevano vedermi… E quello gli causò infiniti problemi. Perse tutto. Provò di nuovo a scrivere ma non ci riusciva più, come se l’incantesimo che gli aveva donato il successo si fosse spezzato. Mi odiava con tutto se stesso… eppure era costretto a prendersi cura di me. Fu così che io e te potemmo incontrarci…

Si fermò e provò di nuovo ad alzare lo sguardo; questa volta i suoi occhi incontrarono i miei, per pochissimo, poi li allontanò di nuovo come se non riuscisse a sopportare l’imbarazzo. Avevo ascoltato tutto con attenzione ed emozioni diverse si accavallano dentro di me, spingendosi l’una con l’altra; feci un passo avanti, mi bloccai, e gli chiesi di continuare.

  • Quando mi hai conosciuto… ero un ragazzino davvero strano, lo so. Ma ero solo, spaventato, confuso… Non sapevo come relazionarmi con le persone, era una cosa nuova per me. Tu sei stata la prima a prendermi davvero in considerazione… e lo facevi senza chiedere nulla, non parlavamo quasi mai, ricordi? Con te non avevo bisogno di mentire o di fingere di essere qualcuno che non ero… mi sentivo rilassato, in pace. Poi, però, sei scomparsa dalla mia vita… e tutto è tornato ad essere un inferno. Sono andato via di casa appena ho potuto, ho studiato e lavorato sodo per mantenermi ed essere indipendente… e un giorno, finalmente, ti ho rivista. Non sai quanto fossi felice di averti trovata! Una parte di me c’aveva sempre sperato… quando è successo, mi sono ripromesso di restare al tuo fianco e non perderti mai più di vista. Così è stato, anche se tu forse non te ne sei mai accorta…

No che non me ne ero accorta, anzi, per tutta la vita mi ero sempre sentita tremendamente sola, almeno fino all’arrivo di Greta.

  • Quando ti sei chiusa in casa, dopo il fallimento del tuo primo romanzo, mi sono accorto che non ero davvero in grado di starti vicino. Non avevo più dodici anni, ma ero ancora così imbranato… non sapevo nemmeno cosa fosse di preciso quello che provavo per te…

Arrossii e sentii chiaramente il mio viso accaldarsi fino a cambiare colore; tutto il mio corpo mi diceva che volevo quell’uomo, lo volevo anche se enormi segreti si erano sempre opposti a noi, allontanandoci.

  • La sera della mostra… lì finalmente ho capito che potevo fare qualcosa per te, qualcosa di buono. Che il mio seguirti, anche a distanza, non era solo l’atto egoistico di un uomo che non sa chi è e cosa vuole. Perché è questa la verità, non so nemmeno se sono reale! Quella volta che abbiamo discusso… Ho sognato che ci addormentavamo insieme e al tuo risveglio io non c’ero più, non esistevo. Potrei scomparire all’improvviso, così come sono arrivato.

Le sue parole, la sua voce… non riuscii più a trattenermi e feci quei pochi passi che mi separavano dalla poltroncina; lo strinsi forte, con le braccia attorno al collo, e sentii le sue lacrime bagnarmi i capelli.

  • Non andrai da nessuna parte, non te lo permetterò, non più. E se anche un giorno dovesse accadere, vorrei che tu fossi al mio fianco e non da qualche parte da solo, in attesa di svanire nel nulla…

Le sue mani si serrarono sulla mia schiena, come se volessero afferrare ogni fibra del mio essere, fino a dentro l’anima. Sollevai il viso per guardarlo, lo accarezzai e mi sorpresi di vederlo imbarazzato, con gli occhi ancora lucidi; non era mai stato così vero, così reale con lui come in quel momento. Feci per baciarlo, ma mi fermò.

  • Ci sono altre cose che devi sapere… Dobbiamo parlare anche con mio padre…
  • Sì lo so, hai ragione. Ma non ora, ora devo solo amarti.

Continua…

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4 thoughts on “A GRETA – Capitolo 8

  1. Non me lo sarei mai aspettata…. semplicemente meraviglioso…ma mi sorge una domanda…se Greta morisse nei racconti che lei scrive diventerebbe anche lei una persona in carne e ossa?…o non c entra niente quello che dico?!!!eheh

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