Un paio di settimane dopo la presentazione del libro ricevetti una telefonata inaspettata: Ilaria voleva invitarmi a partecipare come ospite in un programma televisivo di un’emittente locale dove lavorava come conduttrice.
- Il tuo romanzo è un continuo successo e mi sono già vantata di te col Direttore. Appena ha saputo che ti conoscevo, mi ha chiesto di portarti in studio a tutti i costi! Per favore!
- Ilaria io fatico ancora ad abituarmi alle presentazioni in libreria… Non credo che la TV faccia per me.
- Sei bella, brava… Tutti amano te e Greta, sarebbe solo un modo per dare l’opportunità a più persone di conoscervi meglio.
Appena sentii nominare Greta, mi venne spontaneo voltarmi verso di lei; era in silenzio, non riuscivo bene a decifrare la sua espressione e dire qualcosa con lei in quello stato mi risultava ancora più difficile.
- È dall’anno scorso che penso di proportelo, ma stavolta non posso proprio tirarmi indietro. Almeno vieni a trovarmi e parliamone di persona, ti farò vedere quanto sarà facile e divertente!
Lasciai che Ilaria continuasse a raccontarmi tutto quello che avremmo potuto fare insieme e mi concentrai su Greta, che aveva poggiato il mento su un pugno e sembrava guardare fisso nel vuoto. Cosa le stava passando per la testa? Non potevo prendere una decisione simile da sola, dovevo prima parlarne con lei.
- Ok, ci penso su, ma non contarci troppo… Mi faccio sentire io appena ho una risposta da darti.
La salutai frettolosamente e, arrivate a casa, continuai a fissare Greta in attesa che mi dicesse qualcosa. Non amavo l’idea di andare in televisione, né tanto meno quella di essere intervistata da Ilaria; finora le interviste più lunghe le avevo concesse solo a Paolo durante le presentazioni in libreria e la maggior parte delle volte le avevamo prima concordate insieme. Di lui in qualche modo mi ero sempre fidata, non era mai stato un tipo dalle tante domande e nella mia particolare situazione non potevo che apprezzare quella sua dote…
Il silenzio di Greta cominciava a innervosirmi, stavo per chiederle di dirmi cosa ne pensasse quando all’improvviso sembrò finalmente accorgersi delle mie occhiate insistenti; mi guardò dritto negli occhi, con quella luce immensa che riusciva tutte le volte a togliermi il respiro, e non ci fu bisogno di aggiungere altro.
- Tu e Greta in un’intervista televisiva, da Ilaria.
- Sì.
- E le hai già confermato la tua presenza?
- Sì…
- Sicura che sia una buona idea?
- Decideremo insieme la scaletta e le domande, andrà tutto bene.
- Non mi sembri molto convinta… E tu?
Paolo si voltò verso Greta, che sfoggiò una delle sue adorabili espressioni da bambina innocente; alzò le spalle e continuò a sgranocchiare patatine davanti la TV.
- Lei ultimamente passa un sacco di tempo su quel divano, credo stia studiando il canale e i suoi programmi.
- Capisco, non sembrerebbe ma è lei il capo fra le due…
Non potevo negarlo e mi limitai a sorridere imbarazzata; sembrava quasi che stessi cercando la sua comprensione e approvazione per quell’affetto smisurato che provavo per Greta.
- Prossima settimana, quindi?
- Sì, registriamo giovedì.
- Vi accompagno io, però. E comunque… avresti potuto parlarmene prima, è una cosa importante.
Già, come dargli torto: quante cose importanti avevo ripreso a non condividere con lui?
***
Il giorno dell’intervista Greta era letteralmente su di giri; mi svegliò ancora prima del solito e parlò tutto il tempo, come se si fosse trattenuta un’intera settimana solo per esplodere all’ultimo minuto. Paolo arrivò puntuale, sembrava teso come se a partecipare dovesse essere lui. Io… be’, semplicemente speravo fosse breve e indolore; per certi versi avrei avuto meno pubblico, quindi parlare sarebbe stato più facile. Dovevo concentrarmi su quello e non sul fatto che l’intervista poi, però, l’avrebbero vista molte più persone…
Ilaria ci accolse con un enorme sorriso che fece sembrare le sue labbra ancora più gonfie e mi portò subito in camerino riempiendomi di parole, forse con l’intento di stordirmi così tanto da dimenticare la tensione. Mentre qualcuno armeggiava con spazzole e mascara, immaginavo nello specchio il riflesso di Greta: solo quello poteva darmi abbastanza carica ed energia per affrontare tutto.
Entrata nella stanza, mi fu detto di sedermi e di aspettare l’arrivo di Ilaria che stava ancora definendo gli ultimi dettagli con la regia. Notai accanto a me un’altra poltrona e pensai che di interviste televisive ne avevo viste davvero poche; avrei dovuto “studiare” anch’io come Greta per arrivare più preparata a quel giorno. Lei intanto aveva approfittato del posto momentaneamente vuoto per sedersi accanto a me; batteva i piedi, impaziente ed eccitata.
Quando finalmente i preparativi furono terminati, Ilaria si sistemò alla sua postazione e mi guardò in un modo che mi fece rabbrividire; sentii salire una strana paura ma decisi di scacciarla, non c’era motivo di averne. Cercai gli occhi di Paolo, era nervoso ma si sforzava di sorridermi, poi presi un bel respiro con la voce di Ilaria in sottofondo, indossai anch’io un sorriso il più possibile aggraziato e iniziai a parlare.
L’intervista proseguì come concordato e dopo le prime domande riuscii perfino a tranquillizzarmi; stavo preparandomi per i saluti finali, quando mi accorsi che Ilaria non sembrava affatto intenzionata a concludere l’intervista.
- Bene, a questo punto forse vi starete chiedendo il perché di quella poltrona messa accanto alla nostra ospite…
Mi voltai verso Greta, che era rimasta seduta lì tutto il tempo e che improvvisamente arrossì, forse per la sensazione di avere gli occhi di tutti puntati addosso.
- Dal romanzo è chiaro quanto tu sia affezionata al tuo personaggio, Greta. C’è anche chi dice che tu sia in grado addirittura di vederla e di interagire con lei come se fosse una persona reale.
- Eh?…
- Chissà, magari decidete anche insieme cosa scrivere nel libro, è una specie di coautrice?
Ilaria si lasciò scappare un sorriso, uno dei più finti e perfidi che avessi mai visto. La situazione mi sembrava così assurda che non riuscivo a pensare a nulla di sensato da dire, ero letteralmente pietrificata dalla sorpresa e dalla paura. Incontrai per una frazione di secondo lo sguardo di Greta e mi convinsi di dover fare qualcosa, dovevo proteggerla.
- Non so chi vi abbia riferito una storia del genere, ma mi pare evidente che si tratti di uno scherzo. Forse ho descritto Greta così realisticamente che qualcuno c’ha fantasticato su un po’ troppo…
- Questo qualcuno è molto vicino a te, potrebbe essere solo più informato di altri…
Qualcuno vicino a me? Nessuno conosceva la verità, nessuno a parte… Non feci neppure in tempo a finire quel pensiero che Paolo si precipitò da me afferrandomi per un braccio; non disse una parola, a mala pena mi guardò in faccia, e si limitò a trascinarmi di peso fuori dagli studi. Fu tutto così veloce che quasi non mi resi conto di ciò che stava succedendo, mi sentii confusa e spaventata. Greta si muoveva a passo svelto accanto a noi e in quel momento il solo fatto che lei fosse ancora al mio fianco mi diede abbastanza forza per riprendere un minimo di lucidità. Mi liberai con uno strattone dalla presa di Paolo e mi fermai, non avevamo fatto molta strada e sapevo che non era il posto migliore per parlare, ma avevo bisogno di sapere il perché di tutta quella sceneggiata.
- Spiegami, per favore.
- Ilaria è folle, ma ti giuro, io in tutta questa storia non c’entro nulla.
- Tu sei l’unico che sa, come ha fatto a scoprire…
- Non ne ho idea, credimi. Ora ti prego andiamo a casa, prima che qualcuno ci venga a cercare. Una volta lì potremo parlare quanto vuoi.
Lo seguii senza replicare, ma ero tremendamente ansiosa; dovevo pensare a come bloccare quella situazione prima che diventasse troppo grande e pericolosa. Greta mi strinse la mano e mi pentii di non averlo fatto io per prima.
Le parole scambiate in macchina furono brevi e disordinate, come il viaggio dagli studi a casa; Paolo sembrava paradossalmente il più agitato di tutti, anche se cercava di non darlo a vedere. Arrivati a destinazione ci fece scendere; mi aspettavo che ci seguisse ed entrasse con noi per discutere della situazione, così come ci eravamo ripromessi di fare, ma appena chiudemmo lo sportello accelerò e scomparve dalla nostra vista in pochi secondi. Mentre i pensieri più assurdi si aggrovigliavano nella mia testa, sentii il telefono squillare; guardai il testo del messaggio e sospirai, stremata. “Ti aiuterò a risolvere questa faccenda. Fidati di me”.
***
Passarono alcuni giorni senza avere notizie da Paolo. Io e Greta eravamo rimaste chiuse in casa tutto il tempo, a quanto pare l’intervista non era stata trasmessa ed ero certa ci fosse il suo zampino, tuttavia una parte delle riprese era stata caricata su internet da un profilo anonimo e ormai ovunque non si parlava d’altro; nei commenti al video c’erano teorie così fantasiose che, pensai, avrebbero dovuto diventare tutti scrittori anche loro. Il telefono squillava in continuazione, giorno e notte, ma lo lasciavo accesso in attesa che Paolo si facesse sentire e per tranquillizzare mia madre. Greta stava sempre con me, parlavamo anche, eppure non riuscivo bene a capire cosa le passasse per la testa: ci scherzava su, si intristiva, poi si arrabbiava con tutto e tutti.
- Com’è che ti senti davvero… me lo dici?
- Dipende dal momento, adesso per esempio mi sento tranquilla.
- Tranquilla?
- Sì, guardaci.
Eravamo insieme, sdraiate sul letto, lei mi poggiava la testa sulla spalla… e stavamo bene. Forse doveva davvero bastarci solo quello, il resto del mondo avrebbe presto dimenticato la nostra storia e noi avremmo potuto riprendere a vivere in tutta serenità. Più me lo ripetevo in testa, come un mantra, più me ne convincevo, ma c’era un pensiero che sopra ogni cosa continuava a togliermi il sonno: Paolo. Che fine aveva fatto? Perché rimaneva in silenzio e non correva da me, anche solo per chiedermi come stavo?
Continua…
Bravaaaaaaaaaaa. In ogni puntata c’è sempre qualcosa di nuovo e di intrigante che rende la storia sempre più bella e quando si finisce di leggere si vorrebbe leggere subito la puntata successiva.
Ormai siamo quasi alla fine… E sempre più vicini alla verità!
Grazie mammi