A GRETA – Capitolo 6

Gli eventi di Natale furono un successo, Paolo era nato per fare quel mestiere; ci metteva passione e si faceva naturalmente amare da tutti. Trascorsero i mesi e giunse il giorno della presentazione del quarto libro; anche quella mattina Greta mi aveva tirata giù dal letto e rimproverata per essere sempre troppo tranquilla in certe occasioni. E in effetti lo ero, almeno finché non arrivavo in libreria e vedevo le persone prendere posto; allora riuscivo a mantenere la calma e a parlare decentemente solo perché Greta non lasciava mai il mio fianco. Quello era il suo momento e io volevo che fosse sempre perfetto, indimenticabile.

Durante il rinfresco, mentre da un angolino della sala ammiravo Paolo che intratteneva i suoi ospiti, udii qualcuno pronunciare il mio nome; mi voltai, senza forse riuscire a nascondere lo stupore, perché la persona di fronte a me si mise quasi a ridere appena scorse la mia espressione.

  • Sembra tu abbia visto un fantasma! Be’, sarò invecchiato un po’ in tutti questi anni, ma non pensavo di essere messo così male…
  • No… no Mauro scusami, è davvero una sorpresa vederti qui. So che non vieni in città da tanto tempo…

Il mio pensiero andò subito a Paolo, sapeva che il padre era qui? Non lo aveva mai invitato a nessun evento e dopo l’ultima volta che si erano incontrati, l’estate di un anno prima, i rapporti sembravano essere addirittura peggiorati.

  • Paolo è con alcune persone, ma dovrebbe finire a breve…
  • In realtà sono venuto qui per vedere te.
  • Me?
  • Sì, te. Ci sediamo da qualche parte, lontano dalla confusione?

Lanciai un’occhiata a Greta, che poco lontano da noi seguiva la discussione con una certa curiosità, e accompagnai Mauro verso l’uscita. Mi sembrò un’ottima scusa per evitare che Paolo lo incontrasse, soprattutto perché non sembrava fosse stato avvisato del suo arrivo, ma ignoravo totalmente il motivo di quella visita e mi sentivo nervosa. Pregai che non fosse successo qualcosa di serio e sperai di poter tornare presto da Paolo per accertarmi che fosse tutto apposto.

  • Ho letto i tuoi romanzi, sono molto belli.
  • Grazie… Scrivere mi rende felice e sembra che leggerli riesca a sortire lo stesso effetto, non potrei chiedere di meglio.
  • Scrivere in quel modo è un dono, un po’ una magia… Non pensi anche tu?
  • Sì… sì, in effetti.
  • Ho una domanda da farti, prendila come la curiosità di un ammiratore. Hai già pensato a come terminare la storia? Greta, il tuo personaggio… prima o poi dovrai lasciarla andare.

Quelle parole mi gelarono il sangue nelle vene; mi avevano chiesto spesso indiscrezioni sulla continuazione del romanzo, ma mai e in maniera così diretta del suo finale. Cercai di resistere alla tentazione di guardare Greta, che ci fissava dalla panchina accanto, e mi rimproverai di non averle chiesto di lasciarci parlare da soli; se solo si fosse seduta un paio di panchine più in là, magari…

  • La mia domanda ti sconvolge tanto? Può essere che tu non ci abbia mai pensato?
  • A dir il vero no, i libri sono racconti brevi e ci sono ancora tante avventure che vorrei Greta vivesse. In più penso che i lettori sarebbero contenti di leggermi ancora… per un po’.
  • Tutto annoia, presto o tardi. Tutto deve giungere ad una conclusione, e solo tu puoi scegliere come e quando.
  • Se la storia ti piace perché non leggerla e basta? Perché pensare alla fine, non ha senso…

In realtà nessuna di quelle parole, dette o ascoltate, aveva senso per me e comunque non era certo quello il momento giusto per affrontare un discorso simile. Il viso di Mauro si oscurò e i pugni serrati sulle ginocchia tremarono un po’, come se stesse cercando di controllare qualche forte emozione.

  • Pensi che goderti il presente sia sufficiente a garantirti un futuro? Tu non sai quanto ingiusta possa essere la vita quando ti toglie ciò che ti ha donato!
  • Mauro, scusa, non ti seguo. Anzi, non capisco proprio il motivo di tutta questa conversazione.

Sembrava perso nei suoi pensieri, con gli occhi inchiodati in un punto imprecisato del terreno. Aspettai qualche minuto, indecisa su cosa dire, poi feci un cenno a Greta che si alzò con un saltello dalla panchina e mi venne incontro, mentre Mauro nel frattempo pareva fosse tornato in sé.

  • Perdonami tu, sono stato un ammiratore molto invadente, pensandoci bene avrei anche potuto evitare di venire fin qui.
  • Ma no, mi ha fatto piacere rivederti e sono certa che anche tu avrai avuto nostalgia della tua vecchia libreria…
  • È irriconoscibile, quel ragazzo l’ha cambiata tutta.
  • Si è solo adeguato ai tempi, è un posto molto apprezzato in città sai?

Borbottò qualcosa, si alzò e iniziammo a camminare.

  • Non so se sei già riuscito a parlare con Paolo, penso non sapesse che tu fossi qui. Ti va di passare a salutarlo?
  • No, no, non ce n’è bisogno. Devo prendere il treno e rientrare a casa prima che faccia buio. Anzi… potresti non raccontargli di questa nostra chiacchierata? Non dirgli proprio che mi hai visto, ne partirebbe un litigio.

Provai ad annuire e sorridere, ma dentro stavo malissimo; mi ci era voluto così tanto tempo per non avere segreti con Paolo e adesso dovevo di nuovo nascondergli qualcosa? Passeggiammo un altro po’, in silenzio, e all’improvviso si fermò.

  • Posso proseguire da solo, la stazione non è lontana. Scrivi quanto più puoi mia cara, e che la storia sia a lieto fine, mi raccomando.

Non aspettò neppure la mia risposta, se mai ne avessi avuta una da dargli, e semplicemente riprese a camminare lasciandomi indietro, triste e confusa.

  • Eccoti, non ti trovavo da nessuna parte. Ho provato anche a chiamarti…

Paolo mi era venuto subito incontro appena avevo messo piede dentro la libreria; le persone erano quasi tutte andate via e c’erano soltanto i suoi collaboratori che mettevano a posto la sala.

  • Scusa, mi sono dovuta allontanare un attimo, ma ho perso più tempo del previsto. Qui tutto bene?
  • Sì, i libri sul tavolino all’ingresso son finiti tutti e l’ho dovuto riempire due volte. Tu e Greta andate alla grande!

Arrossii, più per l’imbarazzo generale che per il complimento; Greta si limitò ad alzare il pollice e poi improvvisò una scusa per tornare subito a casa.

  • Niente festeggiamenti stasera, mi pare di capire.
  • Stasera no, ma sono solo rimandati.

Gli diedi un bacio, cercando di essere il più naturale possibile, e andammo via.

Non avrei mai pensato di sentirmi così sollevata ad allontanarmi da lui, ma dopo la conversazione con suo padre avevo bisogno di riprendermi. Dovevo anche pensare a cosa fare, a come comportarmi… In quei quattro anni con Greta avevo fatto pratica col mentire, ma non avevo alcuna voglia di farlo con Paolo, non ancora.

  • Cosa pensi succederà quando la storia sarà finita?

Greta era distesa sul letto, al mio fianco; entrambe avevamo le mani incrociate sul petto e lo sguardo fisso verso l’alto.

  • La storia potrebbe anche non finire mai!
  • Addirittura, non pensi che smetterebbero di leggerci?
  • Sì, forse sì. Ma a noi poi che ci importa del libro, possiamo sempre fare come prima e stare semplicemente noi due.
  • Noi tre, ora c’è anche Paolo.
  • Già…
  • E se il prossimo fosse l’ultimo?
  • Vuoi fermarti così presto?
  • Altri due allora.
  • Dobbiamo per forza stabilire una data?
  • È che mi piacerebbe che i nostri lettori sentissero la mia mancanza. Non voglio smettere con il libro perché si sono stufati di me, voglio andare io via per prima. Ehi…
  • Sì?
  • Padre e figlio non si assomigliano per nulla, ma mi sembrano entrambi due tipi parecchio strani. Sicura che vuoi continuare ad averci a che fare?
  • Strani, loro? E noi allora che siamo?

Ci guardammo e ridemmo, poi tornammo ad esplorare l’infinito dei nostri pensieri attraverso il soffitto, in silenzio.

Continua…

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