A GRETA – Capitolo 5

Gli incontri con Paolo furono molto meno frequenti rispetto all’inizio; sembrava che inventassimo una scusa a turno per non vederci, ma in quel momento era l’unico modo per non separarci del tutto e continuare a portare avanti quello strano rapporto che si era creato fra noi. Greta cercava di non starmi troppo addosso, ma al tempo stesso faceva il possibile per tenermi impegnata; aveva mille idee sui contenuti del nuovo libro e su tutte le cose che avrebbe voluto provare attraverso la mia scrittura. Alla fine decisi di smettere di pensare a Paolo e mi lasciai travolgere dall’energia creativa di Greta; riuscii a scrivere svariate pagine al giorno, di quel passo avremmo terminato il quarto libro ancora prima del previsto.

Un giorno decidemmo di concederci una pausa e staccare un po’, così, dopo una rapida occhiata agli eventi in città, andammo a visitare una mostra che si teneva in un vecchio palazzo nobiliare adibito a museo. Stranamente, trovammo una certa folla all’ingresso e fui quasi sul punto di cambiare idea, ma Greta insistette per entrare lo stesso: “non devo essere un limite, ricorda”, ormai me lo ripeteva in continuazione. Entrai nell’ultima stanza e guardai verso Greta, che era rimasta un po’ indietro e si era seduta a terra davanti ad un grande schermo dove proiettavano un video sulla vita dell’artista. A volte sembrava proprio una bambina, con quella sua immensa capacità di provare gioia e meraviglia per ogni piccola cosa; cambiava espressione in base agli eventi narrati e sorrisi pensando che nessuna opera al mondo avrebbe mai potuto rendermi tanto estasiata quanto ammirare lei… L’immagine di Greta con il viso quasi schiacciato contro lo schermo fu l’ultima cosa che vidi; improvvisamente tutto divenne buio e caotico, corpi ammassati e urlanti iniziarono a spingermi con forza verso l’uscita. Per quanto cercassi di opporre resistenza, non riuscii a restare dov’ero e mi ritrovai in pochi minuti all’esterno del palazzo, a diversi metri dall’ultima stanza. Sentii del sudore freddo colarmi dentro la camicetta, le persone sembravano finalmente essersi calmate ma io ero in pieno panico: Greta, Greta era rimasta dentro! Corsi verso il portone che nel frattempo era stato chiuso e mi misi a bussare più forte che potevo.

  • Qualcuno, per favore, mi può aprire? Devo tornare dentro, ho lasciato qualcosa di importante, mi sentite?
  • Signora non credo che le apriranno, c’è stato un blackout accompagnato da una segnalazione anonima, stanno facendo dei controlli. Non faranno entrare nessuno prima di aver verificato la situazione.

Guardai atterrita la donna che mi aveva appena parlato, poi mi voltai di nuovo verso il portone.

  • A parte i soliti curiosi, le persone stanno andando via e dovremmo farlo anche noi. Potrà tornare qui quando sarà tutto più calmo.
  • No, non posso, non ho molto tempo!

La donna si allontanò un po’, forse la mia risposta fu così violenta da spaventarla; indugiò qualche secondo, poi mi salutò con un cenno del capo e andò via. Non riuscivo nemmeno a controllare il respiro, ma cercai lo stesso di mettere bene a fuoco il posto in cui mi trovavo: quanto eravamo lontane? Abbastanza da metterla in pericolo?

  • Greta, ci sei? Riesci ad avvicinarti alla porta? Dimmi qualcosa, ti prego!

Non sentii alcuna risposta e ripresi a bussare con forza, nella speranza che fosse ancora nei dintorni e seguisse il rumore dei miei colpi.

  • Ehi, guardami… Stai calma, ci sono io.

Mi girai di scatto e vidi Paolo, pensai quasi di avere le allucinazioni perché non c’era motivo che lui fosse lì.

  • Dobbiamo andare.
  • No Paolo, devo entrare. Tu non capisci…
  • Fidati di me, ti riporterò da lei.

A quelle parole, per un attimo, lo stupore prese il posto della paura: “lei” chi? Non poteva sapere quello che stavo passando, non poteva sapere di Greta. Lasciai cadere le braccia, sopraffatta dalle troppe emozioni, e mi feci guidare dal suo braccio stretto attorno alla mia vita. Riuscii a mala pena a capire le poche parole che scambiò con un uomo fermo davanti ad un ingresso secondario del palazzo, mentre cercavo di calcolare le distanze con quel poco di lucidità che mi era rimasto. Quando finalmente fummo dentro, iniziai a correre alla ricerca di Greta; non badai neppure alla presenza di Paolo, che mi faceva luce con la torcia del telefono, e mi misi a chiamarla per nome.

  • Sono qui, sono qui, finalmente ti ho trovata!

Greta mi abbracciò con le lacrime agli occhi, non so se per lo spavento o per la gioia, ma l’importante era che ci fossimo ricongiunte.

  • Quando tutto è diventato buio ho cercato dappertutto ma non ti vedevo, non sapevo dove fossi…
  • Mi spiace davvero tanto, non saremmo dovute venire…

Scosse il capo senza dire nulla, poi improvvisamente si irrigidì.

  • C’è anche Paolo…

Mi voltai verso di lui, che era rimasto in disparte ad osservare la scena, e cercai di pensare ad una scusa plausibile per spiegargli ciò che era appena successo ma non mi venne in mente nulla. Dovevo essergli sembrata una matta, eppure lui mi fissava tranquillo, forse un po’ in imbarazzo.

  • Paolo non so cosa dire… è strano, suppongo, ma…

Mi sfiorò la mano con la sua, in un gesto così dolce che mi tolse le già poche parole che avevo.

  • Va bene così, non devi aggiungere altro. Sono io, forse, quello che dovrebbe dire qualcosa.

Il suo sguardo si spostò dal mio viso a quello di Greta, che sgranò gli occhi e avanzò di un passo come per essere certa di aver compreso.

  • Tu… tu mi vedi?
  • Sì, in effetti.
  • Ma com’è possibile? E da quando?
  • Dall’inizio, credo.

Greta mi guardò incredula e io potei solo ricambiare, mentre nella mia testa confusa pensieri e ricordi presero ad intrecciarsi fra loro.

***

Paolo era seduto sulla poltroncina della libreria; io e Greta, in piedi davanti a lui, lo fissavamo come due investigatrici davanti ad un sospetto di alto tradimento.

  • Ragazze, andiamo, non vorrete farmi un interrogatorio…
  • Se non lo fa lei lo faccio io.
  • Immagino abbiate delle domande, ok, ma non c’è molto da dire.
  • Non c’è molto da dire?

Greta si agitava sempre di più, io rimanevo in silenzio a riflettere.

  • Lo sportello della macchina… mi mettevi sempre la borsa dietro, era per far salire lei? E la porta della stanzetta qui in libreria… è per questo che la chiudevi anche se non sarebbe potuto entrare nessuno, sapevi che non eravamo da soli? Più ci penso, più mi spiego tante piccole cose… Aspetta, la discussione che abbiamo avuto, c’entra anche quella?…

Mi fermai di colpo, non avevo ancora avuto il coraggio di parlarne con Greta e non volevo farlo in quel modo; Paolo si grattò la tempia, sembrava indeciso.

  • Non c’è una risposta migliore di un’altra, a questo punto devi solo dire la verità.
  • Va bene, sì, confermo tutto.

Greta sbuffò alzando le braccia al cielo, io continuai ad osservarlo con una smorfia di obiezione sul viso.

  • E quando avevi intenzione di dirmelo?
  • Che vedevo la tua amica invisibile? Con tutto rispetto eh…

Paolo fece un cenno col capo a Greta che quasi lo fulminò con lo sguardo.

  • Riesci a scherzare in un momento simile?
  • Pensaci, il fatto che io veda Greta non è poi tanto più strano del fatto che TU la veda.
  • È strano eccome, in tre anni nessuno è mai riuscito a vederla a parte me!
  • Non deve esserci per forza una spiegazione, così come magari non ne esiste una per la presenza di Greta qui. Sono solo cose belle che accadono a persone fortunate, non possiamo pensarla in questo modo e smettere di discutere?

Era sempre stato bravo a convincere le persone, me soprattutto, usando anche meno parole; sospirai e mi scappò un sorriso, che Paolo fece in tempo a scorgere e ricambiare.

  • Ecco, ora sono ufficialmente la terza incomodo.

La abbracciai e ridemmo tutti e tre, insieme per la prima volta.

***

Da quando Paolo aveva confessato di riuscire a vedere Greta, il nostro rapporto era cambiato molto; avevamo smesso di vederci solo nella stanzetta della sua libreria e trascorrevamo il tempo in maniera serena. Certo capitava anche di sentirsi a disagio, non era facile vivere una storia d’amore in tre… e temevo che soprattutto Greta risentisse di tutta quella situazione.

  • Quanti problemi ti fai.
  • Abbiamo promesso di dirci sempre come ci sentiamo, ricordi?
  • Sì, appunto, se per me fosse troppo te lo direi. E comunque, vorresti restare da sola finché io sono qui? Non sappiamo neanche per quanto andrà avanti questa cosa… e se fosse per sempre? In più il fatto che Paolo possa vedermi ha i suoi lati positivi, niente bugie e sotterfugi.
  • Questo è vero, infatti le cose vanno meglio ora che ci siamo detti tutto.

Greta mi guardò perplessa, sembrava volesse replicare ma si trattenne.

  • Be’?
  • Non lo so, è che… sono un po’ preoccupata. Mi piace Paolo, ho sempre fatto ciò che potevo per buttarvi l’una nelle braccia dell’altro proprio perché credo sia speciale, però…
  • Però?
  • Lui è… Uhm, non riesco a spiegarlo bene, ma ciò che lo rende speciale in qualche modo lo rende anche strano, diverso.
  • Diverso?
  • Non te lo direi se non lo ritenessi importante, preferirei davvero starmi zitta e farmi i fatti miei, ma è troppo forte questa sensazione.

Greta non era mai stata in grado di mentire e questa era una delle cose che più amavo di lei; ogni volta che parlavamo, non c’era una parte del suo corpo che non emanasse sincerità. Rimasi in silenzio a riflettere per qualche istante, poi le sorrisi.

  • Starò attenta, e ci sei sempre tu con me, no? Per ora godiamoci questo momento di tranquillità, direi che ce lo meritiamo.

Annuì col capo accennando anche lei un sorriso e il mio cuore si sentì più leggero; non mi piaceva vederla incupirsi per me, la cosa che desideravo di più al mondo era saperla sempre felice.

Qualche giorno dopo, Paolo venne a casa a prendere un tè; le giornate diventavano sempre più fredde e noi sembrava volessimo solo una scusa per starcene al chiuso, in un posto calmo e familiare. Finito di bere, Greta rimase in cucina a guardare un po’ di TV e io portai Paolo nella mia stanza. Chiacchierammo del più e del meno, come una coppia normale, stesi a letto sotto una coperta; gli parlai di come procedeva la scrittura del libro e lui mi raccontò di come in quei giorni fosse tutto preso dall’organizzazione degli eventi di Natale in libreria, poi socchiuse gli occhi. Era così bello che rimasi in silenzio ad osservarlo, aveva il viso disteso e un’espressione serena, ma sempre un po’ controllata. Pensai che doveva essere stanco per i preparativi, ma soprattutto mi accorsi che fino a quel momento non lo avevo mai visto dormire. Trascorrere una notte intera insieme… sarebbe mai stato possibile? Con qualche accorgimento, forse. Greta avrebbe dovuto dormire da sola per la prima volta nella sua vita, mi stava davvero bene? Ero così assorta in questi pensieri che, nonostante i miei occhi non si fossero mai staccati dal viso di Paolo, notai solo più tardi quanto la sua espressione fosse cambiata: fu prima una smorfia di paura, poi di rabbia, e quando le sue sopracciglia si strinsero così tanto da sembrare una, aprì improvvisamente gli occhi e iniziò a respirare affannosamente con la bocca. Non mosse un muscolo, sembrava pietrificato, non so se da ciò che aveva sognato o dal timore di averlo fatto accanto a me; provai ad accarezzargli la fronte e mantenere una voce calma.

  • Quindi fai incubi anche tu… però speravo in qualcosa di più bello per il nostro primo sonno insieme.
  • Scusa, mi sono addormentato senza neppure accorgermene…

La voce di Paolo suonò un po’ impacciata, sembrava non volesse approfondire l’argomento; ebbi perfino l’impressione che si fosse pentito di essersi lasciato andare a tal punto, come se dormire e abbassare le sue difese con me potesse rappresentare ancora un problema.

  • Figurati, anzi. Mi piacerebbe pensare che ti sentissi particolarmente rilassato, ma temo sia stata più che altro la stanchezza.

Mi sorrise in maniera quasi forzata strofinandosi le mani sul viso, poi si alzò dal letto e mi lasciò perplessa ad osservare la sua schiena mentre usciva dalla stanza; tornò dopo qualche minuto con i capelli bagnati e lo sguardo gentile, sembrava il solito Paolo.

  • Avevo bisogno di rinfrescarmi la faccia. Sono stanco, sì, ma è anche vero che tu mi fai sentire bene. Ora vado, ho sbirciato in cucina e Greta stava passando da un canale all’altro, si starà annoiando.

Non potevo replicare ad una giustificazione del genere, lo salutai con un bacio e aspettai di vederlo di nuovo uscire. Rimasi seduta a letto ancora un po’, come imbambolata; quel pomeriggio mi aveva lasciato addosso una sensazione fastidiosa. Sentivo Paolo molto più vicino rispetto ai primi tempi, ma a volte alcuni suoi comportamenti proprio non riuscivo a capirli; sembrava tranquillo e felice, poi tutto d’un tratto diventava serio e taciturno. Metteva tra noi una distanza quasi impercettibile, ma continuava a non darmi tutto se stesso; lo sapevo, o meglio, così mi pareva. Mi trascinai fuori dal letto nel tentativo di abbandonare quei pensieri contorti ed entrai in cucina, dove trovai Greta che giocherellava col telecomando; di certo aveva visto Paolo uscire e si stava chiedendo perché ancora non fossi andata da lei. Appena si accorse della mia presenza, mi guardò e mi sorrise, con gli occhi di chi non aspettava altro che quello. Ricambiai il sorriso e mi dissi che forse mi ero solo lasciata condizionare troppo dalla discussione che qualche tempo prima avevo avuto con lei; le cose andavano bene, dovevo essere fiduciosa, non potevo permettere a degli sciocchi dubbi di mettersi tra me e Paolo.

Continua…

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