A GRETA – Capitolo 4

L’estate era ormai arrivata e, dopo poco più di due mesi dalla pubblicazione del terzo libro, io e Greta avevamo deciso di trascorrere un paio di settimane nel nostro posto speciale, un piccolo albergo a conduzione familiare in montagna, a qualche chilometro di distanza dalla città. Pensai quindi di passare a salutare Paolo in libreria, sapevo che presto sarebbe partito anche lui per andare a trovare il padre e che lo avrei trovato lì da solo, intento a sistemare le ultime cose.

  • Mi ha sorpreso la tua chiamata.
  • Perché?
  • Non l’hai mai fatto, venirmi a trovare qui solo perché non ci vedremo per due settimane.

“Solo”, una semplice parola era riuscita a rovinarmi l’umore; a me sembrava un’infinità di tempo e volevo conservare un ricordo di lui il più recente possibile prima di partire. Mi avvicinai alla vecchia poltroncina, accarezzandola, e in un attimo riaffiorarono nella mia mente immagini di noi ragazzini che leggevamo libri seduti l’uno accanto all’altra senza scambiarci neppure una parola.

  • Riguardo alla prima volta che sei stata qui… scusa, ero un bambino davvero maleducato.
  • Le dita puzzolenti dici? No, avevi ragione, e ho apprezzato quanto tu tenessi ai libri.
  • Non sei cambiata molto da allora…

Paolo sorrise e indicò con lo sguardo le mie mani: avevo infilato un giacchetto prima di entrare in libreria per via dell’aria condizionata e le maniche erano così tirate da coprirle fino alla base delle dita. In realtà ero solo molto nervosa, avevo bisogno di qualcosa con cui giocherellare mentre lui era così vicino a me.

  • Tu invece sei cambiato molto…
  • Già.

Il suo viso assunse per qualche secondo un’espressione seria, poi tornò a sorridere; mi prese una mano e iniziò ad arrotolare la manica fino a scoprirla del tutto.

  • Ci sono cose che è meglio tenere nascoste, ma le tue mani non sono fra queste…

Non saprei dire quanto tempo trascorse da quelle parole al suo bacio, avevo smesso già da un po’ di pensare razionalmente a ciò che stava accadendo. Fu bello, così bello che per un istante dimenticai Greta; mi irrigidii subito appena pensai a lei, le lanciai un’occhiata senza neppure il timore di sembrare sospetta e la vidi guardare improvvisamente altrove, imbarazzata. Poi si girò di nuovo verso di me, con un gran sorriso e la mano destra stretta a pugno nel movimento del braccio che era sempre solita fare quando voleva darmi coraggio. Paolo non mi domandò nulla, semplicemente mi strinse forte la mano e mi condusse nella stanzetta che usava per riposare, chiudendosi la porta dietro le spalle.

***

Per tutta la durata del viaggio, Greta fu particolarmente strana; aveva sempre fatto il tifo per me e Paolo, eppure dopo quella volta in libreria non avevamo più preso il discorso. Era una situazione insolita per noi, suppongo fossimo entrambe un po’ a disagio. Sull’autobus parlammo del più e del meno, ma era evidente che qualcosa non andava e io non sapevo come fare per cambiare quella fastidiosa atmosfera.

  • Ti va di andare da qualche parte dopo aver posato i bagagli?
  • Non so, pensiamoci mentre camminiamo.

Greta era fin troppo pensierosa, e di certo ciò che la preoccupava non era trovare una risposta alla mia domanda. Eravamo quasi arrivate a destinazione quando improvvisamente si fermò, restando qualche passo dietro di me; feci allora per andare verso di lei, ma indietreggiò ancora.

  • Questo legame che c’è tra di noi… non trovi che sia ingiusto?
  • No, credo che sia speciale.
  • Anche se nessuna delle due può stare lontana dall’altra?…
  • Non è mai stato un problema, finora, no?
  • Io invece penso che lo sia.

Le sue parole mi pietrificarono, cominciai a sentirmi ansiosa e sperai di trovare al più presto un modo per uscire da quella conversazione; scavai a fondo nella mia testa, ma il panico aveva preso il sopravvento e non riuscii a pensare nulla di vagamente sensato.

  • Tu… non potrai mai vivere una vita normale, con me dietro. E io… mi impegno sempre duramente per mostrarti il mio lato migliore. Perché tu puoi vedermi, sempre, anche quando vorrei che non lo facessi…

Si portò le mani al viso e iniziò a piangere e singhiozzare, come se trattenesse quelle emozioni da troppo tempo per riuscire ancora a controllarle. Mi avvicinai e stavolta non si mosse, come immobilizzata da quel pianto senza fine; l’abbracciai così forte che sembrava volessi strizzarle fuori tutte le lacrime che si era tenuta dentro.

  • Va bene anche se non sei sempre felice. Questo ti rende solo più umana, proprio come me. Sei la cosa più vera e reale della mia vita.

Arrivammo in albergo che avevo gli occhi così rossi e gonfi che il proprietario a stento non mi chiese se fosse tutto apposto. Sistemammo i bagagli in silenzio, mangiammo con molta calma e poi ci mettemmo sul letto, a guardare fuori dalla finestra; Greta amava la natura e i suoi suoni, io avevo iniziato ad apprezzarla con lei.

  • Be’ allora, com’è stato?
  • Cosa?
  • Come cosa! Quel giorno, in libreria, nella stanzetta… penso proprio di averti consigliata bene sai, adesso posso dire che Paolo è un uomo completo sotto tutti gli aspetti!
  • Greta, smettila, è imbarazzante!
  • Quindi? Dai, non mi racconti nulla?

E le raccontai, di quanto bello e assurdo fosse stato il tempo trascorso lì con Paolo; le dissi soprattutto come mi aveva fatta sentire e di come fosse tutto così familiare e insieme sconosciuto con lui. Greta ascoltava con aria sognante e più la osservavo più mi chiedevo se provasse anche lei lo stesso quando nel libro la facevo innamorare.

***

Le due settimane in montagna trascorsero piacevolmente; il mio rapporto con Greta era appena entrato in una fase nuova, più “matura”, che probabilmente entrambe dovevamo ancora scoprire del tutto. Per l’intera vacanza non ebbi alcun contatto con Paolo, sapevo che quando stava dal padre era sempre difficile rintracciarlo e io stessa avevo bisogno di metabolizzare da sola le cose che ci erano successe. Rientrai in città un paio di giorni prima di lui e continuai a dedicarmi a Greta, con cui iniziai a programmare i racconti del quarto libro; poi, un giorno, ricevetti una sua chiamata.

  • Ho voglia di vederti. Mi raggiungi in libreria?
  • Mezz’ora e sono lì.

Per giorni andammo avanti così, vedendoci in libreria da lui e facendo l’amore in silenzio; nessuno dei due sembrava intenzionato ad aprirsi del tutto, a condividere i propri pensieri e soprattutto le proprie paure. Una sera, appena entrati nella stanzetta che era diventata ormai il nostro unico luogo di incontro, lo vidi chiudere al suo solito la porta e la domanda mi venne fuori da sola.

  • Sai che non ho mai capito questa cosa della porta? La libreria è chiusa, non può entrare nessuno.
  • Mi sembrava il caso farlo, magari lo preferisci…

Pensai subito a Greta, che in quei giorni costringevo spesso a delle attese più o meno lunghe durante le quali aveva imparato a memoria la maggior parte dei titoli dei libri. Certo, per me era meglio, avevo bisogno di un momento che fosse solo nostro e soprattutto non volevo che Greta si sentisse ancora più a disagio per quella situazione. Tornate dalla vacanza mi aveva promesso che si sarebbe confidata con me se la cosa fosse diventata troppo pesante da sostenere, ma in cambio io avrei dovuto cercare di vivere il più liberamente possibile la mia vita, compresa la storia con Paolo. Sorrisi e lo presi per mano, poi lo accompagnai verso il letto e ci sedemmo; sapevo che avrebbe preferito baciarmi e continuare a fare ciò che avevamo fatto lì per tutto il tempo, ma qualcosa dentro di me iniziava a desiderare altro.

  • Com’è andata con tuo padre?
  • Dai, per favore…
  • Ho sempre avuto l’impressione che il rapporto tra voi due non fosse facile, sin da quando venivo in libreria da ragazzina. Non voglio essere troppo invadente, però…
  • Però lo sei.

La voce di Paolo aveva perso tutto il suo calore; negli occhi vidi di nuovo quell’ombra appena percettibile che mi era spesso capitato di scorgere, ma stavolta durò abbastanza da farmi deglutire con fatica. Poi improvvisamente l’ombra scomparve e riconobbi sul suo viso il solito sorriso dolce.

  • Scusa, ho detto una cosa da stronzo.
  • Un po’.
  • Non amo parlare di mio padre e vorrei che il tempo passato insieme continuasse ad essere piacevole e leggero…
  • Una cosa di sesso e basta, quindi.

Mi ero alzata dal letto senza nemmeno accorgermene e allo stesso modo quelle parole mi erano uscite dalla bocca. Quando però mi trovai davanti a lui, ancora seduto e con un’espressione seria in viso, persi tutto il mio coraggio e iniziai ad avere paura. Il primo istinto fu quello di scappare, andai verso la porta e la aprii; feci a mala pena in tempo a scorgere Greta affacciata dall’altra stanza per via del rumore che Paolo scattò verso di me e subito la richiuse. In quel momento perfino la paura si congelò, rimasi semplicemente immobile, con lui che mi schiacciava contro la porta.

  • Non andartene. Lo so che non è come vorresti, ma pensi che potendo non chiederei anch’io di più?
  • Sono confusa ora, in realtà non capisco molto quello che stai dicendo…
  • So anche questo.
  • E allora? Se sai tutte queste cose dovresti, boh, fare qualcosa!

Ero agitata, una parte di me avrebbe preferito non dire nulla sin dal principio e passare semplicemente una giornata insieme come le altre. Eppure non riuscivo a smettere di parlare, di voler sapere… Lui si limitò a lanciarmi un’occhiata intensa, direi quasi di rimprovero – a me? –, poi si allontanò e tornò a sedersi sul letto.

  • Se vuoi andare, vai.
  • E se non volessi andare?…
  • Ne sarei felice. Ma basta domande…

In fondo, mi dissi, volevo proprio che andasse così: cancellare per quanto possibile quella brutta discussione con un momento che fosse almeno altrettanto bello. Ma non eravamo sereni, lo percepivo chiaramente, e mentre ansimava sopra di me ebbi come la triste sensazione che in tutti quei giorni trascorsi lì forse non lo eravamo mai stati davvero.

  • Non ne vuoi proprio parlare?

Greta mi fissava con sguardo tenero, ma non osava mai aggiungere altro. Dopo quasi una settimana di silenzio, si era limitata a farmi questa domanda per un paio di giorni consecutivi mentre eravamo a letto, prima di dormire. Io mi giravo dall’altra parte e alzavo le spalle; pur volendo, non avrei saputo come spiegarle ciò che era successo, non lo avevo ben capito nemmeno io. L’unica cosa certa, per me, era che Paolo non fosse del tutto sincero; ma come avrei potuto fargliene una colpa, quando io per prima gli tenevo nascosto quel segreto che dormiva proprio accanto a me?…

Continua…

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