A GRETA – Capitolo 3

  • Certo che potresti salutarmi, qualche volta, prima di andare via.

Paolo mi fissava dritto negli occhi, mentre i miei non riuscivano a staccarsi dalla bottiglia poggiata sulle sue labbra.

  • Ho delle pessime abitudini, lo so. Piuttosto, come mai questo incontro?
  • Volevo solo bere qualcosa con un’amica e festeggiare il suo terzo successo consecutivo. Ho delle clienti fisse che ti adorano!
  • Già, a volte ancora non ci credo che sia tutto vero…
  • Devi crederci, anzi.

Tirò fuori dalla giacca una copia del libro e me lo mise davanti, insieme ad una penna.

  • Sono riuscito a metterne da parte uno per me, oggi per la prima volta mi sono accorto di non averne nessuno autografato. Ho pensato di rimediare al più presto.
  • Vuoi il mio autografo?…

Chissà quale fu la mia espressione nel pronunciare quelle parole, perché Paolo scoppiò a ridere e io non sapevo se essere più felice o imbarazzata.

  • Certe volte non capisco se mi prendi in giro o se sei serio… ho perfino l’impressione che la cosa ti diverta.
  • Molto, mi diverte molto in effetti.

Aveva il mento poggiato su una mano e quella risata gli aveva dato una luce che, per quanto possibile, lo aveva reso ancora più bello di prima. C’erano però dei momenti in cui sembrava volesse scrutarmi dentro, come per cercare una risposta a quelle domande che non era mai riuscito a fare…

  • Oddio, credo stia pensando di baciarti!

Imbambolata com’ero a contemplare il viso di Paolo, avevo quasi dimenticato che Greta era seduta accanto a me, sulla sedia che avevo preso con la scusa di poggiarci la borsa. Provai a lanciarle uno sguardo di rimprovero senza farmi scoprire, poi mi girai di nuovo verso Paolo e mi sembrò di scorgere un’espressione seria trasformarsi d’un tratto in un cenno di sorriso.

  • Sarai stanca, ti accompagno a casa.

***

Dopo aver pubblicato una puntata della serie, in genere una all’anno, io e Greta eravamo solite concederci una lunga pausa. All’inizio non ero certa che per lei andasse bene, in fondo quando scrivevo viveva un’altra vita lì, ma a quanto pare la Greta dei miei racconti restava vincolata al libro e quando lei usciva si portava dietro solo il ricordo delle emozioni provate, come se fossero appartenute a qualcun’altra.

  • E se mi tagliassi i capelli?

Riusciva sempre a sorprendermi con qualche richiesta strampalata; quel giorno stavamo bevendo un tè sul dondolo del terrazzo, la temperatura era piacevole e la notte bellissima, come lei.

  • Davvero non capisco come tu possa essere così vanitosa… a mala pena riesci a guardarti tu!
  • Sei insensibile.

Sbuffò, voltandosi dall’altra parte, e a me venne una gran voglia di accendere il computer e farla entrare subito in un salone di bellezza; sorrisi, ma non so se fece in tempo a vedermi.

  • Perché mi hai immaginata con questo aspetto?
  • Durante il periodo in cui avevo smesso di scrivere… be’ di fare praticamente tutto in realtà, l’unico momento che mi faceva sentire un po’ in pace con me stessa era la notte. Guardavo fuori dalla finestra, ma mai giù, non volevo ricordare la vita a cui avevo rinunciato. Così passavo le ore con gli occhi fissi sul cielo, come facciamo spesso anche noi. La sera in cui ho scritto il tuo nome… semplicemente ti ho immaginata con i capelli scuri come la notte e gli occhi chiari e luminosi come la luna. Per il resto non so, avrò messo insieme immagini sparse nella mia memoria. Sicuramente ti avevo pensata molto bella, forse perché in quel momento di bello nella mia vita non c’era nulla…

Greta annuiva col capo, lo sguardo in alto e l’espressione intenta di chi sembra contare le stelle.

  • Mi piace. E sì, sono decisamente bella.
  • Avrei dovuto fare qualcosa anche per la tua personalità, ma non mi sono concessa abbastanza tempo…

Ridemmo, poi mi appoggiò la testa sulla spalla e io mi sentii bene, così bene che mi sembrò infinitamente lontano il ricordo di quelle notti tristi da sola, senza Greta.

***

Nei tre anni di vita con Greta avevo trascorso la maggior parte del tempo a farle conoscere il mondo: la portavo in giro e le raccontavo tutto ciò che sapevo, non avevo mai conosciuto una persona tanto solare e facile da stupire! Sorrideva per cose a cui io nemmeno facevo caso e imparava in fretta. Nonostante fossi un tipo solitario, quella convivenza mi sembrò così naturale – quasi un bisogno – che temevo sarei potuta svanire nel nulla se lei non fosse stata più con me. Certo andare a spasso con una specie di amica invisibile non era sempre facile; per quanta attenzione potessi fare, mi ero ritrovata moltissime volte a passare per una matta. Quando Paolo mi invitò alla cena con gli ex colleghi dell’università, dicendo che “la star del gruppo non poteva mancare”, la mia prima reazione fu quella di rifiutare.

  • Devi andare.
  • Greta non insistere.
  • Devi andare e devi essere la più bella di tutte! So che a quei tempi non eri molto popolare, ma è diverso, ora sei la “star”…

Scimmiottò Paolo facendo quasi crollare le mie difese. Nessuna di quelle persone si sarebbe anche solo ricordata di me se non fossi diventata famosa, parlavo poco e non ero mai stata brava a farmi degli amici. Le cose erano un po’ migliorate solo quando Paolo aveva iniziato a prestarmi attenzione; fu più che altro un riflesso incondizionato, un’associazione di idee, del tipo “se lui la considera, in qualche modo varrà la pena avere a che fare con lei”. Ma Greta aveva ragione, quante cose erano cambiate da allora? Al di fuori di me, sicuramente tante, e io? Ero cambiata anch’io o ero rimasta sempre la stessa?

  • Stavolta, però, fai scegliere a me cosa mettere. Altrimenti tu ti infili nel solito paio di jeans…
  • Sono comodi.
  • Sono ordinari. E tu sei straordinaria.

Mi fu praticamente impossibile replicare; aprii l’armadio e la ascoltai commentare i miei vestiti col suo solito tono da ragazzina adolescente. Nel frattempo risposi a Paolo, sorridendo tra me e me perché mai avrei anche solo pensato di uscirmene con una frase del genere: “Pare che stavolta sarò dei vostri. A te l’onore di venire a raccogliere questa stella direttamente dal cielo di domani sera.”

  • Hai mai pensato di prendere lezioni di guida?
  • Sei sempre così gentile, ogni volta mi metti perfino la borsa dietro. Ma in realtà, a quanto pare, ti secca essermi passato a prendere.
  • No, affatto, ma penso sarebbe più comodo per te poterti spostare in maniera autonoma.
  • In pratica ti secca farmi da autista.

Paolo rise e pensai che difficilmente la serata avrebbe avuto un momento più bello di quello. Sbirciai nello specchietto e vidi Greta mordicchiarsi nervosamente un pollice; aveva impiegato due ore per farmi diventare “straordinaria”, so che aspettava impaziente un commento di Paolo. Lui, d’altra parte, non sembrava avermi guardata in un modo diverso dal solito e ne rimasi anch’io un po’ delusa.

Il ristorante non era affollato e me ne rallegrai, lo conoscevo perché era molto famoso in città ma non c’ero mai stata; al nostro tavolo le sedie erano già quasi tutte occupate, a quanto pare eravamo stati gli ultimi ad arrivare.

  • Eccovi finalmente, allora è vero che gli ospiti importanti si fanno attendere!

Una ragazza alta e dall’aspetto appariscente si era alzata e agitava la mano verso di noi; la riconobbi immediatamente, a parte qualcosa che mi sembrava più “gonfia” di come la ricordassi.

  • Scusa Ilaria, colpa mia, ho fatto tardi in libreria.
  • Scherzavo Paolo, anche noi siamo arrivati da poco.

Venne verso di me e mi prese a braccetto per accompagnarmi al tavolo.

  • Conosco il proprietario del locale, so che in settimana in genere c’è poca confusione e ho pensato che lo preferissi.
  • Ti ringrazio, ma non sono così famosa da venire importunata mentre mangio…

Ilaria sorrise e qualcosa sembrò illuminarle lo sguardo, come un pensiero eccitante che prendeva forma o che probabilmente stava lì già da un po’.

La serata fu inaspettatamente tranquilla, quasi piacevole. Non amavo stare al centro dell’attenzione e per fortuna gran parte del tempo lo passammo a rievocare momenti di vita universitaria; scoprii, con una certa sorpresa, che molti di loro conservavano ricordi in cui c’ero anch’io. Di tanto in tanto osservavo Greta, seduta un po’ distante da me, che passava divertita da una faccia all’altra dei presenti e ascoltava con attenzione tutti i racconti partecipando alle risate di gruppo; la conoscevo bene e sapevo che sarebbe stata più felice di me a vivere una serata del genere. Nel libro cercavo di riempirla di esperienze e sensazioni, ma la Greta che stavo guardando non avrebbe mai potuto provare ciò che si sente nella vita reale… Quel pensiero mi rese improvvisamente triste e cercai di scacciarlo: andava tutto bene, finché la vedevo sorridere.

  • È stata una bella serata, sono contento che ti sia decisa a venire.
  • Non è che voglia fare la “preziosa”, è che…
  • Lo so.

Ed era davvero così, lui sembrava sapere sempre tutto. Non faceva mai domande, a volte avevo addirittura l’impressione che mi conoscesse molto meglio di quanto pensassi e che mi facesse parlare poco di proposito.

  • Sono uno stupido a dirtelo solo ora, ma… eri incantevole stasera.

Lo disse senza togliere lo sguardo dalla strada e ne fui felice, almeno così non si accorse di quanto rossa fosse diventata la mia faccia. Sentii Greta bisbigliare un “Sì!” di vittoria e rimasi semplicemente in silenzio, sperando che il battito del mio cuore non rimbombasse nell’auto come faceva nella mia testa.

  • Ci siamo quasi, lo sento!
  • Greta, non cominciare…
  • E tu non fare la finta tonta, dai, è evidente che il ragazzo ha una cotta per te. Possibile che alla vostra età abbiate ancora bisogno di così tanto tempo per arrivare al dunque?
  • Non c’è nessun dunque a cui arrivare, altrimenti appunto, ci saremmo arrivati prima.
  • Secondo me siete solo strani, tutti e due.
  • Dormiamo, per favore.
  • Ma io non ho sonno… e ci sono così tante cose di cui parlare!
  • Greta…
  • Sì?
  • Avrei voluto che tu brindassi con tutti noi stasera…

Accennò un sorriso senza dire una parola, poi mi prese una mano nella sua e chiuse gli occhi; restai ad osservarla, temevo che da un momento all’altro avrei potuto vedere una lacrima scenderle lungo il viso, ma nulla. Allora chiusi gli occhi anch’io e, poco prima di addormentarmi, sentii la sua mano stringere ancora più forte la mia.

Continua…

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